Abusi su una bimba di 4 anni, condannata una coppia di amanti

san gallo

Il tribunale cantonale ha condannato l’uomo a 4 anni e nove mesi di reclusione - Secondo l’accusa i due vivevano dall’agosto 2013 in un rapporto sadomasochista e avevano voluto educare la piccola come schiava sessuale

Abusi su una bimba di 4 anni, condannata una coppia di amanti
© CdT/Archivio

Abusi su una bimba di 4 anni, condannata una coppia di amanti

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Il tribunale cantonale di San Gallo ha confermato le condanne stabilite in prima istanza per il caso di una coppia di amanti accusata di abusi sessuali sulla figlia di quattro anni della donna, commessi nel biennio 2014-2015. Solo la pena per l’uomo, l’unico a fare ricorso, è stata leggermente diminuita. Il verdetto non è ancora definitivo.

La sentenza pubblicata oggi riconosce l’uomo, un 55.enne tedesco residente in Svizzera, colpevole di atti sessuali con fanciulli, di ripetuta istigazione a compierli e di pornografia. Il tribunale cantonale lo ha condannato a 4 anni e nove mesi di reclusione (5 anni in prima istanza) e a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di 30 franchi.

L’imputato dovrà anche sottoporsi a una cura ambulatoriale che accompagni l’esecuzione della pena. Per un periodo di dieci anni gli sarà inoltre vietata qualsiasi attività professionale o extraprofessionale organizzata che comporti contatti regolari con minori. Dovrà poi pagare una riparazione morale alla vittima.

Secondo l’accusa i due vivevano dall’agosto 2013 in un rapporto sadomasochista e avevano voluto educare la piccola come schiava sessuale. Su istruzione dell’uomo, la madre ha compiuto atti sessuali sulla figlia, fotografandoli e inviando le immagini all’amante. La donna, una 33.enne svizzera, ha anche mostrato immagini pornografiche alla bimba. Sui suoi dispositivi elettronici, gli inquirenti hanno trovato anche file contenenti atti sessuali brutali e con animali.

Davanti al tribunale distrettuale di San Gallo, in prima istanza, la madre aveva ammesso tutti gli addebiti e poi aveva accettato il verdetto, con una pena detentiva di 4 anni e tre mesi. È stata riconosciuta colpevole anche di violazione del dovere di assistenza. Fra l’altro ha lasciato la piccola sola a casa mentre serviva sessualmente suoi clienti nella città di San Gallo. Per giustificarsi, ha dichiarato che a quel tempo viveva in un mondo che non aveva più nulla a che fare con la realtà ed era completamente succube dell’amante. Era convinta di agire per il bene di sua figlia quando la «affidava» al suo amante.

L’uomo ha invece negato quasi tutte le imputazioni e ha scaricato la colpa sulla madre, sostenendo che la donna non ha per nulla agito in seguito alle sue istruzioni ma seguendo le proprie inclinazioni sessuali. I suoi messaggi di chat alla donna erano solo «fantasie astratte», ha detto. E non avrebbe guardato le foto della bambina inviategli. La sua unica colpa - ha sostenuto - è stato di non aver criticato la donna, perché non voleva rinunciare alla sua relazione sessuale con lei. Non è facile - ha sottolineato - trovare qualcuno che condivida le inclinazioni sadomasochistiche.

Egli ha quindi impugnato davanti al tribunale cantonale la decisione di prima istanza, nel marzo del 2018, e ha chiesto di essere assolto dall’accusa di istigazione. Il suo difensore propendeva per un’assoluzione parziale e una pena ridotta a 10 mesi di carcere con la condizionale per un periodo di prova di due anni. Le richieste non sono però state seguite ed è stata invece confermata la decisione del tribunale distrettuale.

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, solo nel caso di reati di pornografia senza alcun legame con il fanciullo vittima di abusi è stata inflitta una multa invece della reclusione.

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