Accoltellò la figlia: chiesti 13 anni

Giustizia

Oltre alla pena privativa di libertà, la richiesta al Tribunale penale di Svitto prevede anche l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni per l’uomo, un cittadino tedesco - La sentenza scritta sarà comunicata fra qualche giorno

Accoltellò la figlia: chiesti 13 anni
© FOTO CHIARA ZOCCHETTI

Accoltellò la figlia: chiesti 13 anni

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Tredici anni di prigione e l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni: è la pena richiesta oggi al Tribunale penale di Svitto nel processo nei confronti di un tedesco che nel 2020 tentò di uccidere a coltellate la figlia, con la quale ha avuto rapporti incestuosi. La sentenza scritta sarà comunicata fra qualche giorno.

Il fatto di sangue è successo nella notte tra il 17 e il 18 agosto del 2020 nella casa che i due - allora rispettivamente di 54 e 28 anni - condividevano a Sattel (SZ), villaggio di circa duemila abitanti, situato sette chilometri a nord del capoluogo Svitto.

Il genitore ha colpito alla schiena con un coltello da macellaio la figlia che era stesa a letto. Ne è seguita una colluttazione durante la quale e l’uomo l’ha pugnalata altre due volte, colpendola ai polmoni e allo stomaco. Secondo l’atto d’accusa avrebbe anche girato il coltello nella ferita e sputato sulla vittima, per poi lasciare la presa solo quando ha notato le luci della macchina della polizia che si avvicinava.

Quest’ultima era intervenuta dopo che, all’una di notte, dei vicini di casa si erano lamentati per il rumore. Al loro arrivo, gli agenti hanno trovato la 28.enne gravemente ferita. Dopo i primi soccorsi la donna è stata trasportata all’ospedale in condizioni critiche con l’elicottero.

Secondo il pubblico ministero è dimostrato che l’uomo volesse uccidere sua figlia, con la quale viveva e con la quale nel 2014 ha generato un figlio disabile. Egli avrebbe agito spinto dalla gelosia, dalla volontà di vendetta e dall’odio, perché la figlia desiderava una relazione aperta e voleva avviare un’attività che offriva servizi sessuali a uomini benestanti.

Per l’accusa si è trattato di «una di resa dei conti» andata ben oltre la semplice intenzione omicida: il padre ha inflitto alla figlia torture fisiche e psicologiche inumane; le ha detto, per esempio, che l’avrebbe sbudellata prima di farla morire.

Le imputazioni avanzate dalla procuratrice sono di tentato assassinio e incesto ripetuto. La legale ha chiesto anche 60’000 franchi di risarcimento per la sua cliente, gravemente traumatizzata.

L’avvocato della difesa ha messo in dubbio il racconto dell’accusa, basato solo sulle dichiarazioni della vittima e da lui definite molto ambigue. Ad esempio, non sarebbe per l’arrivo della polizia che il padre ha smesso di infierire sulla vittima, ma perché si era svegliato dal suo delirio quando la figlia gli ha detto che lo amava.

In sostanza, l’accusato ha agito in preda a uno stato di alterazione mentale e quindi non deve essere accusato di assassinio, ma di tentato omicidio passionale; delitto per il quale dovrebbe ricevere una pena detentiva di cinque anni.

All’inizio del processo, il difensore dell’imputato ha sottolineato che il suo cliente avrebbe fatto uso del suo diritto di rimanere in silenzio. Così è stato e l’interrogatorio è finito dopo pochi minuti. Nella sua dichiarazione conclusiva, l’imputato si è scusato con sua figlia «dal profondo del cuore», sostenendo di rimpiangere ogni giorno quanto è successo.

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