Accordo quadro: le mosse di Berna e un altolà dal Ticino

Svizzera-UE

La Confederazione ha sottoposto 18 proposte all’UE per adattare il testo sull’intesa istituzionale - Il Cantone intanto ha preso posizione ribadendo il suo giudizio negativo sul progetto: «Non ci sono le condizioni necessarie per giungere a una firma»

 Accordo quadro: le mosse di Berna e un altolà dal Ticino
© CdT/Gabriele Putzu

Accordo quadro: le mosse di Berna e un altolà dal Ticino

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Il mandato negoziale affidato dal Consiglio federale alla capo negoziatrice con l’UE Livia Leu comprendeva 18 proposte di soluzione per adattare l’accordo quadro istituzionale, proposte però difficilmente accettabili da Bruxelles. Il SonntagsBlick ha pubblicato alcuni stralci del documento confidenziale, che si rifà alle decisioni prese dal Consiglio federale nel novembre 2020, prima di riprendere le discussioni con l’Unione.

Secondo il domenicale, il testo scagiona l’Esecutivo dall’accusa proveniente dall’UE di non aver avanzato proposte, ma nel contempo porta acqua al mulino di chi sostiene che il margine di manovra concesso alla segretaria di Stato Livia Leu fosse troppo ristretto per riuscire a fare progressi sul dossier.

Il Consiglio federale, in tema di cittadinanza europea, insiste nell’escludere esplicitamente sette aree, che includono il diritto di residenza permanente dei cittadini UE, oltre ai diritti per i non occupati, i licenziati e quelli in cerca di lavoro, e una maggiore protezione contro l’espulsione. L’UE dal canto suo, dopo l’incontro tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, aveva ribadito che la libera circolazione riguarda le persone e non solo i lavoratori. Il mandato stabilisce anche un quadro ristretto per la protezione dei salari. «L’effetto protettivo delle misure attualmente in vigore» deve essere mantenuto – indipendentemente dall’ulteriore sviluppo del diritto dell’UE e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE. Per Bruxelles tuttavia, le richieste elvetiche (obbligo di annuncio e di cauzione, frequenza dei controlli dei salari) vanno troppo lontano. Intanto il Consiglio di Stato ha preso posizione contro il progetto di accordo.

Pollice verso a Bellinzona

Interpellato dalla Conferenza dei Governi cantonali (una consultazione è stata promossa dopo la trasferta di Parmelin a Bruxelles), il Governo ticinese dice di non ravvisare le condizioni necessarie per giungere a una firma e di non ritenere opportune eventuali ulteriori concessioni negoziali sui punti ancora aperti.

Particolarmente problematici sono la questione della cittadinanza e delle misure di accompagnamento. Il recepimento della direttiva europea «comporterebbe conseguenze estremamente pesanti per il Ticino», scrive il Governo. Anche in caso di recepimento solo parziale, il Ticino chiede che la Svizzera non sia tenuta ad adottare il cambiamento di responsabilità riguardo le indennità di disoccupazione per i frontalieri. Se tale regolamento ricadesse nell’ambito della direttiva sulla libera circolazione, si aprirebbe la porta al versamento delle indennità e la pressione sul mercato del lavoro aumenterebbe. Il Cantone quindi si oppone a tematizzare la direttiva nelle trattative con l’UE, «poiché cagionevole di enormi danni socio-economici al nostro territorio».

Misure decisive

Viene considerato inaccettabile anche un indebolimento delle misure di accompagnamento e di tutela dei salari, «che diventerebbe ineluttabile se questi ambiti dipendessero dagli sviluppi del diritto comunitario e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Le misure di accompagnamento vanno quindi considerate un punto irrinunciabile per ulteriori discussioni con Bruxelles. Il Ticino infine esprime la sua contrarietà ai meccanismi concernenti il recepimento dinamico del diritto europeo e al ruolo della stessa Corte nel campo della composizione delle controversie. Considerate le «importanti concessioni» già fatte dalla Svizzera su questi aspetti e la mancanza di progressi a livello di libera circolazione, il Governo ribadisce il suo no all’accordo.

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