Accuse di mobbing in seno alla Procura federale

giustizia

Due dipendenti dell’antenna luganese del Ministero pubblico della Confederazione denunciano un clima di lavoro insostenibile – Informata l’autorità di vigilanza

Accuse di mobbing in seno alla Procura federale
©CdT/Archivio

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Una nuova bufera ha investito la giustizia elvetica. Dopo le accuse di mobbing in seno al Tribunale penale federale, recentemente smentite da 15 giudici della Corte con sede a Bellinzona, e le dimissioni del procuratore generale Michael Lauber, a finire nell’occhio del ciclone è toccato all’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Stando a quanto reso noto dalla RSI, nella sede luganese dell’MPC regnerebbe un «clima di lavoro da guerra fredda», caratterizzato da episodi di mobbing, favoritismi da parte dei vertici dell’antenna, grida e porte sbattute, pubbliche umiliazioni e un controllo dell’attività informatica. Le accuse sono state avanzata da due cancelliere, una delle quali ha già lasciato l’incarico. Questo «clima di lavoro insostenibile» perdurerebbe da diversi anni a avrebbe spinto diversi collaboratori, pare almeno una mezza dozzina, ad andarsene. Le due donne, dipendenti di lunga data, avevano sollecitato l’intervento di diversi servizi e del procuratore generale Michael Lauber, ma le segnalazioni sono rimaste lettera morta. Da qui la decisione di rivolgersi all’Autorità di vigilanza sul MPC, che sta valutando il caso e ha chiesto di prendere posizione sulle fattispecie segnalate. Sollecitato dall’emittente di Comano, l’MPC ha replicato affermando di non potersi esprimere su questioni personali «per via della tutela della sfera privata».

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