Agenzie di viaggio colpite durissimo dalla pandemia

Crisi

Nel 2020 hanno visto calare in media il loro fatturato di quasi il 70% rispetto all’anno precedente - La Federazione svizzera di viaggi: «La fine del tunnel sembra ormai visibile, ma le misure di sostegno sono indispensabili»

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In seguito alla pandemia di coronavirus le agenzie di viaggio svizzere hanno visto calare in media il loro fatturato di quasi il 70% a 1,14 milioni di franchi l’anno scorso rispetto a quello precedente, secondo la Federazione svizzera di viaggi (FSV).

Al contempo lo scorso anno sono andati persi complessivamente 1’700 impieghi in equivalenti a tempo pieno, pari a un calo del 22% degli effettivi - una flessione mai vista, rivela un sondaggio condotto assieme all’Università di San Gallo cui hanno partecipato 284 agenzie (esclusi i grandi gruppi).

Il fatturato per dipendente è sceso in un anno da 925’000 a 299’000 franchi, e il rendimento netto medio delle agenzie dall’1% al -3,5%: si tratta del primo valore negativo dall’inizio del rilevamento nel 2000.

Ma «la fine del tunnel sembra ormai visibile», ha affermato il presidente della FSV Max Katz in occasione della conferenza stampa annuale dell’organizzazione all’aeroporto di Zurigo. Secondo l’indice di fiducia, per il futuro prossimo il volume dei dossier e i prezzi dovrebbero evolvere positivamente, anche se i margini resteranno sotto pressione.

Ma poiché la maggior parte delle destinazioni lontane continua a non essere accessibile, in questo settore «si raggiungerà verosimilmente soltanto il 10-25% del fatturato del 2019. E anche il 2022 dovrebbe restare difficile», secondo Katz.

Pertanto, ha sottolineato, «il prolungamento delle misure di sostegno oltre febbraio 2022 è indispensabile per il ramo». Esse hanno permesso finora di evitare fallimenti, ma una valutazione definitiva dei danni arrecati dalla pandemia al settore sarà possibile al più presto nel 2023 o 2024, ritiene il direttore della FSV Walter Kunz.

Oggi sono stati presentati anche i risultati di un sondaggio presso 1’042 viaggiatori condotto assieme all’assicuratore Allianz Partners. Evidentemente la pandemia ha trasformato profondamente le abitudini di viaggio degli svizzeri: negli ultimi dodici mesi due terzi degli interrogati non è salito su un aereo, una proporzione tripla che prima della pandemia.

Il mezzo di trasporto preferito è stato l’automobile, con la quota di chi si è spostato unicamente con essa che si è raddoppiata. Complessivamente gli svizzeri hanno compiuto in media 1,8 viaggi (tre notti o più), contro 2,8 in precedenza.

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