«Alleviare l’onere della prova nei casi di molestie sessuale»

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E’ la raccomandazione formulata da uno studio dell’Università di Ginevra pubblicata oggi dall’Ufficio federale per l’uguaglianza basato sulle sentenze del Tribunale federale in merito all’applicazione della legge sulla parità dei sessi

«Alleviare l’onere della prova nei casi di molestie sessuale»
© Archivio CdT

«Alleviare l’onere della prova nei casi di molestie sessuale»

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In futuro, in caso di discriminazioni basate sul sesso, andrebbe esteso il diritto di azione delle organizzazioni o alleviato l’onere della prova nei casi di molestie sessuali e discriminazione nelle assunzioni.

Sono alcune delle raccomandazioni formulate da uno studio dell’Università di Ginevra pubblicato oggi dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo basato sulle sentenze del Tribunale federale (TF) in merito all’applicazione della legge sulla parità dei sessi.

La ricerca prende in esame 81 sentenze pronunciate dal TF tra il 2004 e il 2019: di queste 81 decisioni, 51 riguardano il settore pubblico (51), in particolare gli ambiti della formazione e della sanità. I Cantoni maggiormente rappresentati sono Ginevra e Zurigo. La maggior parte dei ricorrenti sono lavoratrici con più di 50 anni. I ricorsi per discriminazione legata alla maternità sono rari, rispetto a quanto accade nei cantoni, si legge nel documento.

Un terzo ricorsi accolto

La massima istanza giudiziaria elvetica ha accolto il 27% dei ricorsi, due terzi dei quali riguardano la discriminazione salariale, specie nel settore pubblico: a tale riguardo, il 40% è stato accolto. I ricorsi per molestie sessuali, provenienti soprattutto dalla Romandia, sono stati accettati nella misura del 29%, quelli per licenziamento discriminatorio nel 7% dei casi.

Ciò non significa però che in questi casi la parte salariata vinca anche la causa, perché spesso i giudici rinviano il caso all’autorità inferiore per una nuova decisione.

Come accennato, oltre la metà dei casi riguardavano professioni del settore sanitario o della formazione legate al settore pubblico. Lo studio non ha potuto stabilire con certezza se le persone che hanno un impiego retto dal diritto privato ricorrano meno al TF perché temono maggiormente di perdere il posto.

Certo è che per il personale statale è più facile adire le vie legali, poiché il rischio finanziario è minore: se soccombe la parte salariata si assume solo le spese processuali e non quelle ripetibili all’autorità pubblica. Inoltre, il pericolo di perdere il lavoro è inferiore rispetto a chi ha un contratto di diritto privato.

Dall’analisi emerge anche che a rivolgersi a Losanna sono soprattutto i privati; le organizzazioni esercitano con molta prudenza il proprio diritto di azione.

Le raccomandazioni

Sulla base di questa analisi, per gli autori della ricerca andrebbe migliorato l’accesso alla giustizia in caso di discriminazione nella vita professionale, per esempio rafforzando il diritto di azione delle organizzazioni o riconsiderando l’opportunità di estendere l’alleviamento dell’onere della prova ai casi di molestie sessuali e discriminazione nelle assunzioni (sull’esempio del diritto europeo). Ciò significherebbe che le o i ricorrenti non dovrebbero più dimostrare la discriminazione, ma soltanto renderla verosimile.

Secondo lo studio andrebbe inoltre migliorata la formazione continua delle e dei giudici, delle avvocate e degli avvocati e dei membri delle autorità di conciliazione e rafforzata l’informazione del pubblico sulla legge sulla parità dei sessi.

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