Aperture prudenti: UDC e PLR delusi

Le reazioni

Per il partito di Marco Chiesa si tratta di un «affronto» mentre i liberali mostrano insofferenza verso la chiusura dei ristoranti

Aperture prudenti: UDC e PLR delusi
© Keystone/Peter Klaunzer

Aperture prudenti: UDC e PLR delusi

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L’Unione democratica di centro è delusa dalle prime prudenti aperture decise oggi dal Consiglio federale. Per il partito di Marco Chiesa si tratta di «un affronto» e la popolazione e le aziende sono le principali vittime. Critico, soprattutto nei confronti della lunga chiusura dei ristoranti, si mostra anche il PLR. Dal canto loro, gli altri partiti, in special modo quelli di sinistra, sostengono la strategia decisa dal governo.

«Il Consiglio federale continua ad essere ostinato e ignora la volontà dei Cantoni e delle commissioni parlamentari», scrive l’UDC in una nota odierna. Secondo i democentristi, la maggioranza dei Cantoni ha chiesto chiaramente ulteriori e più celeri aperture.

Sia la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale sia quella dell’economia e dei tributi degli Stati avevano proposto un’apertura delle terrazze e dei ristoranti con effetto già dal 22 marzo. Si tratta di una mera dimostrazione di forza e di vessazione del Consiglio federale. Questa decisione non si fonda su alcun dato scientifico, secondo l’UDC.

PLR: «incomprensibile» non riapertura ristoranti

Il Partito liberale radicale se la prende con la non riapertura, neppure parziale, del settore della gastronomia già a partire dal primo marzo, sebbene una maggioranza dei Cantoni l’avesse chiesta.

Il PLR esige ora un sistema di coordinamento chiaro per le prossime settimane. Chiede inoltre che i giovani di meno di 18 anni non vengano più presi in considerazione nel fissare il limite massimo di partecipanti per i raduni privati e che ogni due settimane il governo faccia un riesame delle misure. Infine è imperativo, secondo i liberali radicali, che la campagna di vaccinazione venga accelerata e che si aumenti la cadenza dei test.

Alleanza del Centro: «contenti ma...»

Reazione in chiaroscuro da parte dell’Alleanza del Centro. L’ex Partito popolare-democratico approva, da un lato, la strategia del Consiglio federale che consente i primi allentamenti dal primo marzo. Dall’altro, la formazione di Gerhard Pfister deplora il fatto che il Governo mantenga la regola di un massimo di cinque persone riunite in un luogo chiuso, a suo dire, non praticabile per le famiglie.

«Abbiamo bisogno con urgenza di maggiore coesione e di solidarietà anziché di polarizzazione e di divisione del nostro Paese, aggiunge l’Alleanza del Centro, per la quale soltanto rimanendo uniti si supererà la crisi.

PS: linea di condotta «ragionevole»

Dal canto suo, il Partito socialista si è congratulato con il Consiglio federale per essersi attenuto alla sua linea di condotta, che viene definita «ragionevole». A suo avviso, le aperture a tappe si basano su criteri scientifici.

Assieme alla campagna di vaccinazione, tale strategia di distensione offre alla popolazione una prospettiva per questa primavera e quest’estate. Le aziende beneficiano di una maggiore certezza in materia di pianificazione. Un allentamento troppo rapido metterebbe in pericolo i progressi sanitari realizzati durante le ultime settimane. Ma gli aiuti economici, aggiunge il PS, rimangono ancora insoddisfacenti.

Verdi: bene aperture «con prudenza»

I Verdi ricordano come la situazione rimanga incerta. È quindi importante che il Consiglio federale proceda ad aperture «con prudenza» e graduali.

Non deve esserci un’apertura «alla cieca» il 22 marzo e resta essenziale il fatto di aumentare il sostegno economico e di vigilare affinché l’aiuto alle persone in difficoltà giunga rapidamente in ogni cantone, sottolineano gli ecologisti.

Anche i Verdi liberali sostengono le prime caute aperture decise oggi dal Consiglio federale. Per il presidente del PVL Jürg Grossen, la strategia governativa è «sensata e ragionevole». L’esecutivo non si è lasciato influenzare da coloro che non sanno più se sono un partito al governo o all’opposizione.

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