Applicazione di contact tracing: «Il peggio è stato evitato»

protezione dei dati

Amnesty International, la Digitale Gesellschaft e la Fondazione per la protezione dei consumatori si compiacciono di constatare che la Svizzera ha tenuto in considerazione le esigenze della società scientifica e civile

Applicazione di contact tracing: «Il peggio è stato evitato»
©KEYSTONE/Laurent Gillieron

Applicazione di contact tracing: «Il peggio è stato evitato»

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«L'applicazione per il tracciamento di contatti lanciata dal Consiglio federale tiene ampiamente conto delle esigenze della scienza e della società civile in materia di protezione della sfera privata e dei dati. Ciononostante, importanti domande rimangono senza risposta». Lo scrivono in una nota Amnesty International, la Digitale Gesellschaft e la Fondazione per la protezione dei consumatori, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta rivolta al consigliere federale Berset e all'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP.

Già a inizio aprile, la Digitale Gesellschaft, Amnesty International e la Fondazione per la protezione dei consumatori, hanno delineato i requisiti per un'applicazione per il contact tracing. La settimana scorsa il Consiglio federale ha pubblicato l'ordinanza sul test pilota con il "Swiss Proximity Tracing System" e ha fornito ulteriori informazioni sulla Swiss PT App. Le tre organizzazioni si compiacciono di constatare che la Svizzera ha tenuto in considerazione le esigenze della società scientifica e civile.

La Confederazione si basa su un concetto decentralizzato (DP-3T, Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing), sviluppato dai due Politecnici di federali di Zurigo (ETH) e Losanna (EPFL). Gli elementi di base di questa applicazione saranno adottati direttamente da Apple e Google nei loro sistemi operativi nelle prossime settimane. Il Consiglio federale intende approvare, il 20 maggio, le basi legali per il normale funzionamento dell'app, affinché il Parlamento possa discuterne e decidere in merito nella sessione di giugno.

Monitoraggio incubo o strumento utile?

«Il proximity-tracing attraverso le app è una tecnologia a rischio. A seconda dell’implementazione, può portare a uno stato di sorveglianza distopico, oppure fornire dei servizi utili nel controllo delle pandemie nel rispetto della privacy e della protezione dei dati», si legge nella nota delle tre associazioni. «L'ordinanza del Consiglio federale per il test pilota dell’applicazione per il tracciamento dei contatti stabilisce i requisiti più importanti: Il principio di volontarietà per l'installazione e l'utilizzo dell'app e nella notifica ad altre persone in caso di possibile infezione. Il principio dell'economia dei dati e dell'anonimizzazione, l’archiviazione decentralizzata, la divulgazione del codice sorgente di tutti i componenti e l'applicazione della protezione dei dati. Tuttavia, le questioni critiche rimangono aperte. In primo luogo, l'app deve essere collegata in modo sensato ad altre misure affinché sia utile e quindi proporzionata. In secondo luogo, l'utilità delle app per combattere la pandemia non è stata ancora dimostrata e deve essere costantemente valutata. In terzo luogo, le persone che non vogliono o non possono utilizzare l'app non devono essere svantaggiate. E, quarto punto, l'app dipenderà da come Apple e Google implementeranno l'integrazione nei loro sistemi operativi. Finora è stata emessa solo l'ordinanza per l'esercizio di prova e i principi summenzionati devono ancora essere confermati nel messaggio del Consiglio federale sulla legge e infine nel dibattito in Parlamento».

«Nessuna formula magica: l’app deve essere integrata con altre misure»

«L'app di tracciamento non è una cura magica per la pandemia, ma solo uno strumento insieme ad altri elementi come i test, l'isolamento e l'accesso all'assistenza sanitaria. Se si scopre che il tracciamento di prossimità tramite app non può supportare il tracciamento dei contatti come sperato, l'esperimento deve essere terminato. Di conseguenza, la legge deve prevedere una valutazione».

«Non è solo l’implementazione tecnica dell'app ad essere decisiva, ad essere cruciale è anche il suo inserimento nella strategia globale di prevenzione. Secondo le informazioni fornite dalla Confederazione, alle persone che vengono avvertite dall'app del contatto con un individuo infetto non viene raccomandato il test né viene data loro la possibilità di farlo. Finché una persona non ha sintomi, non sono necessari esami medici o di laboratorio. Questa limitazione dei test alle persone con sintomi solleva la questione di quale sia esattamente l'utilità dell'app. Gli epidemiologi hanno chiesto che i criteri del test siano estesi alle persone che vengono avvertite dall'app».

«Limitare i test alle persone con sintomi pone un altro problema. Secondo il governo federale, alle persone che vengono avvertite dall'app si raccomanda una "quarantena volontaria", nel qual caso la persona non ha diritto al pagamento continuato del salario. La continuazione del pagamento del salario è garantita solo se l'isolamento è ordinato da un certificato medico. Tuttavia, poiché le persone avvertite non possono essere sottoposte a test (fintanto che non presentano sintomi), dovrebbero andare in isolamento volontariamente e rinunciare al loro salario. Questa limitazione limita notevolmente l'utilità dell'app e le misure ad essa associate. Gli epidemiologi esigono che l'app abbia chiare conseguenze, come il diritto di svolgere il test e/o il rilascio di un certificato di quarantena, se si vuole che sia veramente utile», scrivono la Digitale Gesellschaft, Amnesty International e la Fondazione per la protezione dei consumatori.

«Questa domanda potrebbe rivelarsi il punto cruciale dell'applicazione: se l'utilità dell'app è limitata, anche la sua proporzionalità è discutibile - e quindi la sua ammissibilità in considera-zione dei rischi. La soglia per le persone da mettere in quarantena con o senza test deve essere mantenuta il più bassa possibile per non compromettere l'efficacia dell'app, il cui uso è volontario».

Nessuna discriminazione in caso di mancato uso

«Inoltre, le persone che non utilizzano l'app o che non hanno un telefono cellulare adatto non possono essere svantaggiate. Solo per motivi costituzionali (principio della parità di trattamento), lo Stato non può subordinare i servizi (come il trasporto pubblico, il sostegno finanziario) all'utilizzo dell'app da parte di qualcuno. I datori di lavoro privati non possono richiedere ai loro dipendenti di utilizzare l'app per motivi di protezione dei dati, che devono essere rigorosamente applicati dalle autorità competenti. Se c'è motivo di temere che le aziende private possano discriminare i clienti se non utilizzano l'app, ciò deve essere impedito e fatto rispettare dalle disposizioni di legge», conclude la nota.

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