Armatore svizzero condannato a cinque anni

Fideiussioni flotta

L’uomo è stato giudicato colpevole, tra l’altro, di truffa e di amministrazione infedele

Armatore svizzero condannato a cinque anni
CDT/Chiara Zocchetti

Armatore svizzero condannato a cinque anni

CDT/Chiara Zocchetti

Un ex armatore della flotta svizzera d’alto mare è stato condannato a cinque anni di reclusione. Il Tribunale penale economico del canton Berna lo ha giudicato colpevole, tra l’altro, di truffa e di amministrazione infedele.

La giudice ha ordinato un risarcimento allo stato di 1,2 milioni, a titolo di confisca di valori patrimoniali non più reperibili. I tribunali decidono simili risarcimenti se i beni acquisiti illegalmente di una persona condannata devono essere confiscati, ma non esistono più. Inoltre, la corte ha ordinato a Hans-Jürg Grunder anche di pagare a diversi attori privati un risarcimento di milioni di euro.

Grunder è stato giudicato colpevole non solo di frode e di gestione sleale qualificata multipla, ma anche di truffa in materia di prestazioni, un reato penale contemplato nella Legge federale sull’approvvigionamento economico. Il tribunale ha ritenuto anche la falsificazione di documenti e l’ottenimento fraudolento di una falsa certificazione.

Secondo la giudice Barbara Lips, il fatto che Grunder, all’interno della sua rete di compagnie, abbia danneggiato diverse società svizzere a favore di filiali estere ha pesato sulla decisione. La giudice ha sottolineato inoltre che Grunder aveva presentato al governo federale 56 bilanci annuali falsi delle società di gestione delle navi.

L’armatore ha dimostrato un «livello di energia criminale abbastanza elevato» quando, in occasione dell’acquisto di una nave in Cina nel 2012/13, aveva negoziato un prezzo ufficiale alto e un prezzo non ufficiale più basso. L’armatore svizzero aveva indicato il prezzo più elevato all’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico (UFAE), ottenendo così una fideiussione superiore di 2,7 milioni di franchi.

Secondo il tribunale, Grunder aveva già indicato prezzi gonfiati nel 2003 nel caso di quattro navi costruite in Giappone. Tuttavia, questi reati sono prescritti.

La settimana scorsa la procura aveva chiesto una pena detentiva di 7,5 anni, una pena pecuniaria sospesa di 54’000 franchi, un risarcimento di 11,7 milioni di franchi a favore dello Stato e la confisca di una parte dei suoi beni.

Il procuratore ha comunque riconosciuto che l’armatore non sempre si è preoccupato unicamente del suo arricchimento personale. Le perdite della sua vasta attività economica dopo la crisi del 2008 lo hanno spinto verso l’illegalità.

Dal canto suo, la difesa ha sostenuto che il suo cliente è stato invece vittima di un acquirente disonesto e della crisi economica globale. Non è stato possibile salvare l’azienda dopo il 2008, ha detto il legale. Le banche e l’UFAE erano sempre a conoscenza dei processi all’interno dell’azienda dell’imputato. Non c’era alcuna intenzione di arricchirsi, al massimo una ricerca di ottimizzazione fiscale, ha detto. Inoltre, secondo la difesa, l’accusa è stata incompleta, il ministero pubblico ha preso di mira unilateralmente l’armatore e lasciato indisturbate le altre persone coinvolte nel caso.

L’armatore bernese possedeva una dozzina di navi fino al 2017. A partire dal 2015 la compagnia di navigazione e le singole società di gestione delle navi riscontrarono difficoltà finanziarie. I tentativi di ristrutturazione fallirono e le navi dovettero finalmente essere vendute. Le società e la compagnia di navigazione sono state liquidate nel 2017. In un rapporto del 2019, la Delegazione delle finanze ha stimato in 204 milioni di franchi i danni subiti dalla Confederazione in relazione alle garanzie concesse alle navi dell’armatore bernese.

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