Aspettando soluzioni per il Ticino, si pensa ai disoccupati

Coronavirus

Il Consiglio federale presenta le ultime misure decise e parla anche delle relazioni con il nostro cantone - Disoccupati e personale medico più protetti - Provvisoriamente abolito l’obbligo di annuncio dei posti vacanti - La conferenza stampa da Berna

Aspettando soluzioni per il Ticino, si pensa ai disoccupati
KEYSTONE/Anthony Anex

Aspettando soluzioni per il Ticino, si pensa ai disoccupati

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(Aggiornato alle 16.35) - È stata indetta per questo pomeriggio alle 15.30 una nuova conferenza stampa per commentare la situazione attuale legata al coronavirus e comunicare nuove decisioni. Dopo il primo incontro di giornata con la stampa, a cui erano presenti il consigliere federale Ueli Maurer, Thomas Jordan, presidente della direzione generale della Banca nazionale svizzera e Mark Branson, direttore della FINMA, al nuovo appuntamento con i media sono presenti il consigliere federale Guy Parmelin, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e il consigliere federale Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI).

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Nuove misure per arginare le conseguenze economiche della diffusione del coronavirus sono state adottate oggi dal Consiglio federale. Sono ad esempio state prolungate le indennità di disoccupazione. Nella sua seduta, l’Esecutivo ha anche introdotto l’obbligo d’autorizzazione per l’esportazione di dispositivi medici di protezione. Le nuove misure servono in particolare a ridurre gli oneri amministrativi dei lavoratori, dei disoccupati e dei vari organi cantonali che saranno in grado di esaminare le domande più rapidamente, indica un comunicato del Governo.

Tra le misure adottate per i disoccupati figura la rinuncia all’inoltro della prova delle ricerche di lavoro effettuate. Per evitare l’esaurimento del diritto alla disoccupazione sono inoltre previste al massimo 120 indennità giornaliere supplementari. Parallelamente viene provvisoriamente abolito l’obbligo di annuncio dei posti vacanti introdotto con l’accettazione dell’iniziativa popolare «Contro l’immigrazione di massa». Ciò consente di agevolare le procedure di reclutamento, ad esempio personale medico, ma anche per il settore farmaceutico, l’agricoltura e la logistica.

Il Governo ha poi adottato una misura volta a garantire al personale medico la disponibilità di dispositivi protezione introducendo l’obbligo di chiedere una autorizzazione prima di vendere all’estero prodotti come mascherine, guanti sanitari, occhiali e camici protettivi.

Viste la decisione dell’UE di escludere le esportazioni negli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) - Svizzera compresa dunque - dal suo obbligo d’autorizzazione, anche le vendite verso i Paesi dell’Unione rimarranno libere. Ciò a condizione tuttavia che essi prevedano una disposizione analoga per la Confederazione. «A prescindere da questa regolamentazione - precisa l’esecutivo - la Svizzera si dimostrerà comunque solidale nei confronti di tutti gli Stati colpiti dall’epidemia COVID-19».

Circa 10.000 test per ogni milione di abitanti

«Oggi abbiamo 9765 casi positivi in Svizzera e - con oltre 74.000 test effettuati - a breve raggiungeremo i 10.000 per un milione di abitanti. Siamo quindi tra i primi Paesi per numero di test e lo facciamo in nome della trasparenza», ha detto il consigliere federale Alain Berset all’inizio della conferenza stampa. «Le misure igieniche devono tuttavia continuare ad essere rispettate, le aziende che non riescono a farlo devono chiudere». La Confederazione si sta nel frattempo organizzando, ha poi spiegato Daniel Koch, per produrre materiale come le mascherine senza doverle per forza importare.

«I disoccupati non devono più dimostrare di stare cercando lavoro»

«Il Consiglio federale è consapevole delle numerose conseguenze per le molte persone e aziende coinvolte», ha commentato Guy Parmelin prendendo la parola. «I disoccupati non devono più dimostrare di stare cercando lavoro, il preavviso per il lavoro ridotto è stato abolito», ha piegato il consigliere federale elencando le varie misure. «Questo non vuol però dire che non bisogna più fare sforzi personali per cercare un lavoro».

«Sappiamo che a livello di pigioni non ci siamo ancora espressi e alcuni indipendenti non sono ancora stati coinvolti dalle misure - ha continuato Parmelin - ma non vi abbiamo dimenticato. Il Consiglio federale è cosciente che molti lavoratori sono preoccupati e sta prendendo sul serio questa preoccupazione. Stiamo andando avanti passo dopo passo ed è importante che chi può lavorare continui a farlo». «Abbiamo bisogno di pazienza e di solidarietà». Sono 34.000 le richieste giunte dalle aziende per lavoro ridotto, ha poi aggiunto. «Il nostro obiettivo è mettere a disposizione agli aiuti il più velocemente possibile, ma ci saranno probabilmente dei ritardi perché il nostro sistema non è abituato a reagire in questo modo. È per questo che, ripeto, ci vogliono pazienza e solidarietà».

«Stiamo cercando una soluzione per il Ticino, nessuna rottura tra nord e sud»

Berset ha poi ripreso la parola per parlare del Ticino: «Sapete che mi sono incontrato con il Consiglio di Stato per affrontare la situazione particolare affrontata dal cantone. Sapete anche che sono state adottate decisioni che vanno oltre rispetto a quanto previsto dall’ordinanza federale. Vi posso dire che stiamo lavorando il più strettamente possibile per trovare una soluzione», si è limitato da dire il capo del Dipartimento dell’interno. Bisognerà quindi ancora aspettare per avere il parere finale del Consiglio federale riguardo la situazione legata al coronavirus in Ticino e alla decisione del Governo cantonale di chiudere la maggior parte delle attività.

In considerazione delle critiche espresse, in particolar modo nella Svizzera germanofona, nei confronti nelle decisioni prese a sud delle Alpi, non si teme una rottura interna al Paese?, chiedono i rappresentanti dei media presenti. A questo punto Berset ha ammesso che la situazione ticinese presenta particolarità specifiche e il «ministro» non crede che questo porterà ad una rottura, ma invita alla coesione.

L’uso della geolocalizzazione

«Dobbiamo affrontare una pandemia virulenta e gestire allo stesso tempo il limite negli ospedali» ha poi spiegato il consigliere federale ribadendo l’importanza del rispetto delle misure. Rispondendo ad una domanda della stampa relativa all’utilizzo della geolocalizzazione degli apparecchi telefonici nel valutare il rispetto dei provvedimenti, Berset ha poi detto che - a posteriori e in maniera anonima - verranno usati dei mezzi per la valutazione. Le misure sembrano per ora venire rispettate dalla cittadinanza ha però aggiunto. Notizia di poco fa, arrivata direttamente da Swisscom, annuncia che l’operatore informerà le autorità federali quando 20 telefonini si troveranno in uno spazio di 10 mila metri quadrati (100 metri per 100 metri).

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