AVS, fino a 240 franchi in più per le donne

RIFORMA

Le misure di compensazione destinate alla generazione transitoria sono state approvate dagli Stati – Carobbio Guscetti: «Le difficoltà del mondo del lavoro e le rendite pensionistiche insufficienti, toccano molte più donne» – Berset: «Non è tanto l’ammontare, ma il modo in cui questi importi vengono investiti»

AVS, fino a 240 franchi in più per le donne
© CdT/Archivio

AVS, fino a 240 franchi in più per le donne

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Il Parlamento è tornato oggi a occuparsi della riforma dell’AVS. Dopo che nelle scorse sedute le due Camere hanno deciso l’aumento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, le discussioni oggi si sono incentrate soprattutto sulle misure di compensazione destinate alle generazione transitoria, ossia un supplemento di rendita che va da 100 franchi a 240 franchi al mese. Adottato anche un aumento dell’IVA.

Nell’affrontare a livello di divergenze il progetto AVS21, gli Stati hanno previsto per le prime nove classi d’età un supplemento di rendita. Per le prime tre, sarà progressivamente aumentato come l’età di pensionamento. Le successive quattro classi d’età riceveranno il supplemento pieno. Per le ultime due classi sarà di nuovo ridotto allo scopo di evitare un forte effetto di soglia alla fine della generazione di transizione.

Il supplemento sarà modulato a seconda del reddito e aumentato per i redditi medio-bassi. Quello pieno ammonta a 240 franchi al mese per le donne con un reddito fino a 57.360 franchi, a 170 franchi fino a un reddito di 71.700 franchi e a 100 franchi con un reddito superiore a 71.700 franchi. Con questa decisione, gli Stati si avvicinano all’idea del Consiglio nazionale di favorire soprattutto le donne con un basso reddito.

Per le donne che devono adeguare la pianificazione della loro vita a causa della revisione dell’AVS, il supplemento è giustificato e il modello di calcolo trasparente, ha detto Peter Hegglin (Centro/ZG). Per le pensioni basse, il supplemento proposto fa la differenza, ha aggiunto Pirmin Bischof (Centro/SO).

Per la sinistra tale proposta è tuttavia ancora insufficiente: «soprattutto se valutata nel contesto generale della riforma e della situazione pensionistica delle donne», ha sottolineato Marina Carobbio Guscetti (PS/TI). «Le difficoltà del mondo del lavoro, le rendite pensionistiche insufficienti, toccano molte più donne di quelle che dovrebbero ricevere questa compensazione», ha aggiunto.

Con il modello adottato oggi, la Camera dei cantoni perviene a un volume di compensazione del 32%, allineandosi quasi a quello del Consiglio federale e avvicinandosi a quello del Consiglio nazionale, ovvero il 40%. Ma non è tanto l’ammontare della compensazione che fa la differenza, ma piuttosto il modo in cui questi importi vengono investiti, ha detto il consigliere federale Alain Berset, con un occhio rivolto alla futura votazione popolare.

Altro elemento «faro» della riforma è l’aumento dell’IVA. L’introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. Negli auspici del governo, l’aumento di 0,7 punti percentuali doveva avvenire in una sola tappa al momento dell’entrata in vigore della riforma. Tale incremento è stato giudicato troppo elevato poiché genererebbe delle eccedenze non gradite. La Camera del popolo ha dunque approvato un innalzamento più moderato, di 0,4 punti percentuali. Tale incremento è leggermente superiore a quello proposto dagli Stati in prima lettura (+0,3 punti). Oggi i «senatori» hanno deciso di allinearsi al Nazionale su questo punto. La proposta di Ruedi Noser (PLR/ZH) di mantenere questa divergenza è stata respinta con 22 voti contro 20 e una astensione.

Altra divergenza: contrariamente al Nazionale, dove la misura è stata approvata da una insolita alleanza UDC-sinistra, gli Stati - con 27 voti contro 14 - non hanno voluto versare al Fondo AVS i ricavi della Banca nazionale svizzera (BNS) derivanti dagli interessi negativi, pari a circa 1,5-2 miliardi all’anno. La misura sarebbe stata retroattiva al 2015, ciò che avrebbe portato nelle casse del Primo pilastro altri 12 miliardi circa.

«Questi soldi appartengono alla popolazione», ha affermato Paul Rechsteiner (PS/SG). Con la proposta in discussione l’indipendenza della BNS non sarebbe più garantita, ha replicato Erich Ettlin (Centro/OW), sostenendo poi come gli utili della Banca nazionale non siano assicurati in futuro. Il problema del finanziamento dell’AVS sarebbe quindi solo rinviato.

Il dossier torna al Consiglio nazionale.

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