Beni culturali, il Consiglio federale ha approvato la quarta edizione dell’Inventario

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Tra gli oggetti suscettibili di confluire per la prima volta negli elenchi figuravano soprattutto beni archeologici - 3400 i beni d’importanza nazionale, circa 10 mila quelli d’importanza regionale

Beni culturali, il Consiglio federale ha approvato la quarta edizione dell’Inventario
© CdT/Archivio

Beni culturali, il Consiglio federale ha approvato la quarta edizione dell’Inventario

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La protezione del patrimonio culturale da guerre o catastrofi naturali passa in primis dalla sua catalogazione. Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha approvato la quarta edizione dell’Inventario svizzero dei beni culturali d’importanza nazionale e regionale (Inventario PBC) dopo gli inventari del 1988, 1995 e 2009.

Nell’Inventario PBC sono elencati i beni culturali degni di protezione come monumenti storici, siti archeologici, collezioni di musei, archivi e biblioteche. L’Inventario comprende circa 3400 «oggetti A» (d’importanza nazionale) e circa 10’000 «oggetti B» (d’importanza regionale).

Per la nuova edizione dell’Inventario, i beni culturali d’importanza nazionale sono stati valutati secondo criteri scientifici unitari e classificati dopo confronti di verifica a livello nazionale. Tra gli oggetti suscettibili di confluire per la prima volta negli elenchi figuravano soprattutto beni archeologici. L’aggiunta di circa 240 nuovi beni archeologici rimane entro limiti gestibili.

La rappresentazione dell’Inventario PBC nel geoportale della Confederazione gestito da swisstopo si è rivelata utile: la possibilità di combinare l’Inventario con altri geodati consente di determinare con maggiore esattezza i pericoli per i beni culturali.

L’allestimento e la rielaborazione periodica dell’Inventario è uno dei compiti fondamentali della protezione dei beni culturali in Svizzera. Nel 1954, in seguito alla distruzione di beni culturali durante la seconda guerra mondiale, è stata stipulata sotto la direzione dell’UNESCO la Convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. La Svizzera ha ratificato la Convenzione e i relativi due protocolli del 1954 e del 1999 rispettivamente nel 1962 e nel 2004.

Per quanto attiene al Ticino, l’elenco dei beni culturali degni di protezione conta 14 pagine. Vi figurano svariati siti archeologici, numerose chiese, ma anche l’Archivio fotografico Roberto Donetta di Corzoneso, l’Archivio di Stato di Bellinzona e il Museo Villa dei Cedri, il Museo etnografico della valle di Muggio, l’Archivio dei Cappuccini di Sala come anche il Museo della pesca di Caslano, l’Archivio storico e l’Archivio del Moderno di Mendrisio.

Nei Grigioni, l’elenco di 17 pagine annovera siti archeologici, come le rovine del castello di Mesocco e la chiesa medievale, luoghi di culto, archivi, biblioteche e musei (Museo villigiano poschiavino a Poschiavo e Museo Moesano di San Vittore tra gli altri).

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