Berna deve chiudere la frontiera?

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Pressione sul Governo - Oggi la deputazione ticinese ne parla con l’Esecutivo - Regazzi: «Se dev’essere si coinvolga l’economia» - Chiesa: «L’UDC non sfrutta l’occasione. La salute pubblica viene prima»

Berna deve chiudere la frontiera?
© CdT/Gabriele Putzu

Berna deve chiudere la frontiera?

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La Svizzera dovrebbe chiudere la frontiera verso l’Italia, come deciso dal Governo austriaco? Berna sta reagendo bene all’urgenza? Gli animi a Palazzo federale si dividono. La deputazione ticinese ha ottenuto un incontro con il Consiglio federale per «capire se vanno prese ulteriori misure per proteggere al meglio la popolazione e quali», ci indica la presidente della deputazione Marina Carobbio. Il colloquio si svolgerà oggi. La questione «chiusura» sarà toccata.

L’UDC all’attacco

Il gruppo parlamentare UDC ieri sera ha comunicato di volere il blocco della frontiera. Da noi interpellata, Magdalena Martullo-Blocher, consigliera nazionale (che troviamo a Palazzo sempre ancora munita di mascherina «per proteggere se stessa e anche le altre colleghe e i colleghi»), si dice insoddisfatta. «La Confederazione ha reagito con grande ritardo», afferma la democentrista grigionese. «I controlli alla dogana con l’Italia sono arrivati in risposta alle decisioni di Roma. È l’Italia a governarci. La Svizzera deve prendere in mano la situazione ed essere responsabile per se stessa».

Negli scorsi giorni Marco Chiesa aveva già inoltrato una mozione in cui chiedeva di lasciare entrare solo quei frontalieri indispensabili per il cantone (in particolare quelli legati al settore sanitario) e di fare in modo che questi rimangano «sul nostro territorio a tempo indeterminato (...) al fine di non divenire dei vettori, spesso inconsapevoli, del virus». «In Italia la mobilità ora è limitata - ci dice il «senatore» - ma non lo è verso il Ticino. Un paradosso. Per fortuna ci sono delle aziende che si sono mosse ben prima della politica. Ad esempio organizzandosi con il telelavoro. La salute pubblica è la prima cosa da tutelare. E non è vero che questa sia in contraddizione con l’economia. Se non limitiamo la propagazione del virus, quelle che sono oggi le temute ripercussioni sull’economia, domani potrebbero essere peggiori».

Dai bruchi ai virus?

Fra i cantoni con un grande numero di frontalieri (in questo caso francesi e tedeschi) figura anche Basilea-Città. Per la renana Eva Herzog (PS) l’UDC tenta di sfruttare la situazione per promuovere la sua iniziativa contro la libera circolazione delle persone, in votazione il 17 maggio. «A fare la differenza sono le misure igieniche. Non un blocco totale». Quanto sin qui fatto e deciso dal Consiglio federale è lodevole: «Ha mantenuto un tono pacato, ma sottolineando la serietà della cosa, in modo che non ci sia stato panico, ma rendendo attente le persone».

Non è vero che l’UDC sfrutta l’occasione, replica Martullo-Blocher. «Ma la situazione venutasi a creare indica l’importanza che hanno ancorale frontiere. I Paesi pensano ai propri interessi. La Germania ora blocca l’esportazione di mascherine ad esempio. La Confederazione invece non fa nulla. Vuole essere «gentile» con gli altri, ma esserlo non è sempre la cosa migliore». Il consigliere nazionale Yves Nidegger (UDC/GE) aggiunge con autoironia: «L’UDC ha già usato vari animali sui suoi cartelloni, ma il virus ancora no». La dipendenza elvetica dal personale estero per il funzionamento del sistema socio-sanitario è un tema che andrebbe affrontato, ci dice.

«Secondo me il tema è strumentalizzato dall’altra parte», afferma ancora Marco Chiesa. «Quasi quasiinfatti non si prendono misure per non dare ragione all’UDC, facendo così un danno alla popolazione. Questo è un problema che ci tocca tutti ».

Romano: «Si agisca in fretta»

Oggi non tutta la deputazione si batterà per una chiusura. Alla a tv romanda RTS la verde Greta Gysin siè detta contraria. Il popolare democratico Fabio Regazzi spera non si arrivi a simili «misure draconiane», anche se «la sensazione è che dovremo prepararci a questa eventualità» . Si dovesse andare in questa direzione, al Consiglio federale il presidente di AITI chiederà «quanto meno che il settore economico sia coinvolto per garantire un minimo esistenziale».

Dal canto suo Marco Romano è per un accesso al Ticino solo per situazioni straordinarie e controllate. Alla luce di quanto deciso da Italia e Austria al Governo elvetico il consigliere nazionale chiede di agire in fretta e segnalare le sue decisioni.

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