Bloccarono l’entrata del Credit Suisse di Zurigo, condannati

Giustizia

Ai nove attivisti per il clima pene pecuniarie sospese di 90 aliquote giornaliere da 30 franchi e multe di 500 franchi per i reati di coazione e, in otto casi, violazione di domicilio

Bloccarono l’entrata del Credit Suisse di Zurigo, condannati
©KEYSTONE/Alexandra Wey

Bloccarono l’entrata del Credit Suisse di Zurigo, condannati

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Nove attivisti per il clima che nel luglio 2019 bloccarono l’entrata della sede principale di Credit Suisse, sulla centralissima Paradeplatz della città sulla Limmat, sono stati condannati oggi in prima istanza dal Tribunale distrettuale di Zurigo.

I nove imputati - di cui otto provenivano dalla Svizzera romanda e sei sono giovani donne - sono stati condannati a pene pecuniarie con la condizionale per l’accusa di coazione e in otto casi anche per violazione di domicilio.

L’8 luglio 2019, i nove attivisti avevano partecipato al sit-in di protesta davanti al Credit Suisse, bloccando l’ingresso con vasi di piante e biciclette accatastate l’una sull’altra. Alcuni di loro si erano incatenati. La polizia era intervenuta, segando le catene e portando via gli attivisti.

Pene ridotte

Il tribunale ha ridotto le richieste di pena formulate dalla pubblica accusa, fissando in otto casi pene pecuniarie sospese di 40 aliquote da 10 franchi e in un altro di 30 aliquote da 10 franchi. Il Ministero pubblico chiedeva per ognuno degli imputati pene pecuniarie di 90 aliquote giornaliere da 30 franchi e multe di 500 franchi.

Gli avvocati della difesa si sono invano battuti per il proscioglimento e per l’archiviazione dei casi. Gli attivisti hanno ancora la possibilità di far ricorso davanti al Tribunale cantonale.

Accusati di «ingenuità»

Nel corso del dibattimento, che si è tenuto mercoledì con la corte riunita per motivi di spazio nella sala del «Volkshaus», il procuratore ha sottolineato l’»ingenuità» degli attivisti.

Pur ammettendo di comprendere l’indignazione dei giovani di fronte al cambiamento climatico, il rappresentante dell’accusa ha definito la loro azione un «inutile teatrino» ed esortato i giovani ad impegnarsi a livello politico.

«Non avevamo altra scelta»

Soltanto due degli attivisti romandi hanno accettato di parlare davanti al tribunale, dicendosi scioccati per le parole del procuratore che li ha definiti «ingenui». «Non avevamo altra scelta», ha detto un giovane affermando che prima di quell’azione simbolica avevano esaurito tutte le altre possibilità di farsi sentire.

La vicenda è approdata in tribunale perché gli imputati hanno fatto ricorso contro i decreti di accusa pronunciati a suo tempo dal ministero pubblico di Zurigo. La polizia aveva fermato 64 persone, alcune delle quali hanno passato due giorni in guardina. Sono stati aperti in tutto 51 procedimenti penali e 42 attivisti non si sono opposti al decreto d’accusa.

Attivisti prosciolti a Basilea

L’azione di protesta era promossa dal collettivo «Climate Justice» - per chiedere alla piazza finanziaria svizzera di ritirare qualsiasi investimento nel carbone, nel petrolio e nel gas - e si è tenuta in contemporanea con un’analoga protesta a Basilea, davanti all’ingresso principale dell’edificio di UBS sulla Aeschenplatz, dove sono concentrate le attività amministrative dell’altra grande banca svizzera.

In quel caso UBS ha ritirato le denunce penali contro gli attivisti. E lo scorso 22 gennaio il tribunale penale di Basilea ha prosciolto cinque attivisti che si erano opposti al decreto d’accusa.

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