Burnout, il Consiglio federale pronto ad esaminare il fenomeno

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La richiesta è arrivata da Mathias Reynard (PS/VS) - Dato che non è considerato una malattia professionale, il burnout non è coperto dall’assicurazione contro gli infortuni

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Uno studio volto a prevenire, ed eventualmente riconoscere come malattia professionale, il «burnout», o sindrome da esaurimento professionale. È quanto chiede un postulato di Mathias Reynard (PS/VS) che il Consiglio federale raccomanda al plenum di approvare.

Non è la prima volta che il consigliere nazionale si occupa di questo fenomeno: una sua iniziativa parlamentare sul tema era però stata respinta dal Consiglio nazionale nel giugno 2019 con la motivazione che questo tipo di malattia non è inequivocabilmente riconducibile all’attività professionale. L’idea alla base della proposta era fare in modo che il burnout venisse preso a carico dall’assicurazione contro gli infortuni e non dall’assicurazione malattia.

Nonostante la bocciatura, Reynard si dice persuaso che qualcosa vada fatto, dal momento che, secondo le cifre fornite da assicuratori svizzeri nel gennaio 2020, le assenze dal lavoro legate a problemi di salute mentale sono aumentate del 50% dal 2012.

Dato che non è considerato una malattia professionale, il burnout non è coperto dall’assicurazione contro gli infortuni. Una persona interessata dal problema rischia di ritrovarsi in una situazione non veramente riconosciuta e potrà sperare solo in una copertura limitata da parte dell’assicurazione malattia poiché considerata, come avviene spesso, affetta da depressione, ciò che non corrisponde alla realtà, secondo il deputato vallesano.

Nella sua risposta, il Governo sostiene che la prevenzione di problemi psicosociali sul posto di lavoro e il dibattito sul riconoscimento del burnout come malattia professionale sono di grande attualità. Per questo, è disposto a prendere posizione in merito in un rapporto e a esaminare gli aspetti di un eventuale riconoscimento della sindrome e la possibilità di promuoverne la prevenzione.

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