Burqa, lanciata oggi la campagna a livello nazionale

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Dopo oltre 7 anni dal voto in Ticino, il tema torna al centro del dibattito politico a livello nazionale - I cittadini saranno chiamati ad esprimersi di nuovo sulla dissimulazione del voto il 7 marzo

Burqa, lanciata oggi la campagna a livello nazionale
©Mads Claus Rasmussen/Ritzau Scanpix via AP

Burqa, lanciata oggi la campagna a livello nazionale

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«Sì alla libertà, all’uguaglianza e alla difesa contro il terrorismo»: i promotori dell’iniziativa popolare «Sì al divieto di dissimulare il proprio viso» hanno lanciato oggi la loro campagna a Berna in vista della votazione del prossimo 7 marzo.

L’iniziativa è stata lanciata dal comitato di Egerkingen - all’origine anche dell’iniziativa anti-minareti - e da esponenti di diverse forze politiche come UDC, Giovani UDC, PLR e Unione democratica federale (UDF).

Per i promotori, il velo integrale - così come i minareti - è un simbolo dell’islam estremo che non ha ragion d’essere in Svizzera e rappresenta l’oppressione delle donne musulmane. Queste ultime «ne soffrono», ha detto oggi la consigliera nazionale Barbara Steinemann (UDC/ZH), secondo cui il velo che copre l’intero corpo priva queste donne di ogni individualità e ostacola gravemente la loro libertà di movimento.

Esperienza valida in Ticino

Il consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/SO) - presidente del comitato di Egerkingen - è dell’idea l’iniziativa non sia neanche lontanamente in conflitto con la libertà religiosa: «Questo punto lo sosteniamo in modo chiaro», ha ribadito, precisando che l’esperienza in Ticino e a San Gallo - dove la misura è già in vigore - «ha dimostrato il valore di questi divieti».

La dissimulazione del viso è «contraria allo spirito liberale del vivere insieme» e il testo riguarda non solo il burqa o il niqab, ma anche le persone che mascherano il viso per scopi criminali, tra cui gli hooligan. Per quanto riguarda la situazione attuale - ovvero con l’obbligo di portare le mascherine - Wobmann ha chiarito che il divieto dovrà essere stabilito in modo permanente, ma «con eccezioni chiaramente definite, come ad esempio per motivi di salute».

«Ci troviamo in uno scontro di civiltà e quindi anche in uno stato di autodifesa contro l’islamizzazione dell’Europa e soprattutto del nostro Paese», ha aggiunto dal canto suo il consigliere nazionale Jean-Luc Addor (UDC/VS), il quale ha sottolineato che l’iniziativa ha anche un chiaro obiettivo preventivo.

Nei cartelloni, presentati oggi a Berna, una donna dalla pelle scura e con un’espressione arrabbiata indossa un niqab, accompagnata dalla scritta «Stop all’estremismo!». La campagna avviata oggi inonderà di manifesti le strade e le stazioni nei prossimi giorni e l’obiettivo dei promotori è anche quello di aumentare la presenza sui social media.

Divieto di dissimulazione del viso

Il testo chiede che nessuno in Svizzera possa dissimulare il proprio viso. La disposizione si applicherebbe in tutti i luoghi accessibili al pubblico e all’aria aperta. Eccezioni sarebbero possibili soltanto nei luoghi di culto o in altri luoghi sacri, nonché per motivi inerenti alla salute, alla sicurezza, alle condizioni climatiche e alle usanze locali. Ulteriori eccezioni, ad esempio per turiste velate, sarebbero escluse.

A livello cantonale, Ticino e San Gallo hanno già introdotto tale divieto, mentre altri Cantoni - ad esempio Glarona - hanno respinto l’idea. Il testo, che ha raccolto 105’533 firma valide, è stato depositato nel settembre 2017. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa alle urne. È stato inoltre elaborato un controprogetto indiretto per lasciar maggior margine di manovra ai Cantoni.

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