Caritas dice sì a «Più abitazioni a prezzi accessibili»

presa di posizione

L’organizzazione si dichiara favorevole all’iniziativa in votazione il 9 febbraio - La Camera di commercio ticinese invece è contraria

Caritas dice sì a «Più abitazioni a prezzi accessibili»
© CdT/Zocchetti

Caritas dice sì a «Più abitazioni a prezzi accessibili»

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Caritas Svizzera si è dichiarata favorevole all’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili» in votazione il 9 febbraio: «Le persone indigenti e a basso reddito - scrive l’associazione in un comunicato - hanno sempre più difficoltà a trovare un’abitazione a pigione moderata. È necessario che la Confederazione e i Cantoni promuovano maggiormente l’offerta di questo genere di alloggi. La povertà è spesso associata a una situazione abitativa precaria. Chi dispone di poco denaro deve accontentarsi di un appartamento troppo piccolo o in pessimo stato. La mancanza di spazio e le condizioni abitative talvolta malsane sono motivo di stress, esacerbano i conflitti familiari e compromettono lo sviluppo dei bambini. Inoltre, le pigioni elevate possono portare all’indebitamento».

Da diversi anni Caritas sottolinea le lacune nell’offerta di alloggi di buona qualità e a prezzi accessibili per i soggetti a basso reddito. Secondo uno studio condotto dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale nell’ambito del Programma nazionale contro la povertà, i costi eccessivi per l’alloggio sono la causa principale per cui le persone indigenti vivono in abitazioni non adeguate. In un bilancio familiare equilibrato, i costi per l’affitto non dovrebbero superare il 30% del reddito. L’82% delle persone colpite dalla povertà spende invece più di un terzo per l’alloggio.

«Le persone povere sono costrette a trasferirsi»

«Le persone povere hanno sempre più difficoltà a trovare un’abitazione a prezzi abbordabili. Anche l’aiuto sociale gioca un ruolo in questo ambito: se fissa dei limiti di affitto troppi bassi, i beneficiari dell’assistenza non riusciranno a trovare nel loro Comune un appartamento a un prezzo che rientri in tali limiti. Saranno quindi costretti a trasferirsi in un altro Comune o Cantone che dispone di alloggi più economici. Nei centri di consulenza di Caritas si vedono persone povere costrette a traslocare perché l’affitto è troppo elevato, anche se si tratta di soli 50 franchi. Le persone indigenti non sono sempre ben accette; sono obbligate a trasferirsi a causa di una politica attiva di restrizione in materia di alloggi a pigione moderata», spiega l’organizzazione.

I sostenitori dell’iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili» sottolineano l’obiettivo di garantire che almeno il 10% degli alloggi di nuova costruzione in tutta la Svizzera sia di proprietà di enti e organizzazioni dediti alla costruzione di abitazioni a scopi d’utilità pubblica. «Una tale condizione potrebbe contribuire ad alleviare il problema e a dare alle persone a basso reddito l’opportunità di accedere ad alloggi più economici» dichiara Caritas.

La Camera di commercio ticinese invita a respingere l’iniziativa

La Camera di commercio ticinese, che pure ha inviato alla stampa la sua presa di posizione sul tema, richiama l’attenzione al fatto che «anche se il titolo dell’iniziativa è apparentemente e teoricamente allettante la proposta in votazione cela un approccio molto pericoloso e contrario al nostro collaudato sistema svizzero, che poggia invece sul pragmatismo e sulla sussidiarietà».

«Una percentuale di costruzioni di pubblica utilità fissa ed identica in tutto il paese ha infatti poco senso, tenuto conto che la situazione a Zurigo o a Ginevra non è minimamente paragonabile a quella ticinese o ad altre zone nelle quali gli spazi sfitti hanno ormai raggiunto un livello preoccupante», continua il testo dell’ente.

«Non va inoltre dimenticato che nessun investitore privato avrà alcun interesse a realizzare questo tipo di alloggi, la cui costruzione e gestione verrebbero quindi integralmente demandate agli enti pubblici. Ciò provocherebbe un importante aumento della burocrazia e delle spese pubbliche. Saremo quindi tutti noi a dover sopportare l’onere finanziario (stimato a 120 milioni di franchi all’anno) di questa proposta che, come detto, non tiene conto delle reali necessità territoriali e non contribuisce quindi a risolvere alcun problema», aggiunge la Camera.

«Infine occorre sottolineare come questa iniziativa rischia di bloccare ogni iniziativa privata laddove la quota del 10% di costruzioni di pubblica utilità non sarebbe ancora raggiunta. Si tratta quindi di un’ingerenza eccessiva dell’ente pubblico che penalizzerebbe in modo intollerabile l’attività privata», conclude il testo.

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