Casi di rigore, «La soglia del fatturato va abbassata a 50 mila franchi»

berna

È quanto pensa la Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale

Casi di rigore, «La soglia del fatturato va abbassata a 50 mila franchi»
© CdT/Gabriele Putzu

Casi di rigore, «La soglia del fatturato va abbassata a 50 mila franchi»

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La soglia di 100 mila franchi di fatturato stabilito dal Consiglio federale affinché un’azienda in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus possa chiedere un aiuto urgente va abbassato a 50 mila, onde tenere in considerazione anche delle piccole ditte.

È quanto pensa la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-N), dettasi anche favorevole, in linea di principio, alle multe disciplinari per chi non rispetta le misure di protezione, come l’obbligo della mascherina in certi ambienti.

Nel suo progetto sottoposto alla commissione, il Governo crede che, per richiedere i contributi per i casi di rigore, un’impresa debba avere conseguito ricavi di almeno 100 mila franchi prima dell’epidemia di COVID-19. Il progetto preliminare di legge prevedeva un limite inferiore di 50 mila. Con l’aumento del limite, l’Esecutivo vuole evitare che le scarse risorse amministrative dei Cantoni vengano utilizzate per evadere le richieste presentate dalle piccole imprese. Su questo aspetto della legge, l’omologa commissione degli Stati ha deciso di sostenere la versione del Governo, ossia 100 mila franchi.

La CET-N intende inoltre completare questo articolo affinché venga considerata anche la parte dei costi fissi non coperti (14 voti a 11) e che alle imprese possano essere garantiti diversi tipi di aiuti, a condizione che i suoi settori di attività siano chiaramente definiti (13 voti a 11 e 1 astensione). La commissione omologa degli Stati respinge invece la proposta di considerare anche la parte dei costi fissi non coperti: dal suo punto di vista tale misura comporterebbe grandi complicazioni a livello di esecuzione.

Circa il sostegno alle associazioni sportive, con 14 voti a 5 e 4 astensioni, la CET-N intende precisare nel testo che bisogna ridurre il reddito medio degli impiegati direttamente coinvolti nello svolgimento del gioco e non più ogni singolo stipendio. In questo modo si intende impedire che i club vengano esclusi dal beneficio dei contributi perché singoli giocatori rifiutano di accettare la riduzione dello stipendio.

Con 18 voti a 4 la Commissione propone inoltre che il Consiglio federale, laddove i fornitori di prestazioni sanitarie debbano limitare o sospendere le proprie prestazioni, debba disciplinare l’indennizzo dei costi (art. 3 della legge COVID-19). Una minoranza propone di stralciare questa aggiunta. L’omologa commissione degli Stati è contraria a questa proposta.

In linea di principio la Commissione sostiene poi la possibilità di infliggere una multa disciplinare in caso di violazione dell’obbligo della mascherina o dei piani di protezione prescritti ma si è detta favorevole, con 12 voti a 10 e 2 astensioni, a rinunciare alla multa laddove non sia chiara la delimitazione dell’obbligo di indossare la mascherina. In questo contesto, una minoranza vorrebbe rinunciare completamente alla possibilità di infliggere multe.

La CET-N respinge poi le proposte della Commissione della sicurezza sociale e della sanità, ossia di vincolare alla partecipazione finanziaria dei Cantoni i contributi federali a fondo perso destinati ai club sportivi (15 voti contro 8 e 2 astensioni), e la richiesta di rimborso di tutti i contributi sociali alle imprese e ai lavoratori indipendenti interessati in caso di divieto di attività per un settore (13 voti contro 7 e 3 astensioni).

La CET-N non ne vuole invece saperne di una mozione della Commissione per la scienza, l’istruzione e la cultura che chiedeva l’entrata in vigore retroattiva delle indennità di lavoro ridotto per i dipendenti con contratto di durata determinata (14 voti a 10).

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