Cassis presidente: «Un grande onore e una grande responsabilità»

Berna

L’Assemblea federale lo ha eletto con 156 voti su 197 schede valide - Cassis è il quinto consigliere di Stato ticinese ad assumere la carica di presidente della Confederazione - Il discorso: « La pandemia ci ha allontanati ma non ci ha divisi» - Le reazioni di Cattaneo, Romano, Storni, Farinelli e Glättli - VIDEO

Cassis presidente: «Un grande onore e una grande responsabilità»
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

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Cassis presidente: «Un grande onore e una grande responsabilità»

(Aggiornato alle 16:00) - Ora è ufficiale. Ignazio Cassis sarà il presidente della Confederazione nel 2022. L’Assemblea federale lo ha eletto con 156 voti su 197 schede valide (ne erano state distribuite 237). Il 1. Gennaio succederà a Guy Parmelin, che un anno fa era stato eletto con 188 voti.

Presenti in tribuna il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, nonché il presidente del Gran Consiglio Nicola Pini.

Hanno presenziato il cancelliere Arnoldo Coduri e l’usciere Sergio Thoma.

Il quinto ticinese
Cassis è il quinto consigliere di Stato ticinese ad assumere la carica di presidente della Confederazione. Sessant’anni, di Collina d’Oro, già medico cantonale in Ticino, Cassis siede in Consiglio federale dall’autunno del 2017. È capo del Dipartimento degli affari esteri.

Il primo ticinese a ricoprire il ruolo di presidente fu Giuseppe Motta (PPD), nel 1915. Il consigliere federale di Airolo, che rimase in Governo per 29 anni, fu di turno per altre quattro volte: 1920, 1927, 1932 e 1937.

Il suo successore Enrico Celio (PPD, originario di Ambrì) lo fu a due riprese, nel 1943 e nel 1948. La Svizzera italiana dovette attendere altri 24 anni prima che un suo rappresentante diventasse presidente, con Nello Celio (PLR, Quinto) nel 1972. L’ultimo era stato Flavio Cotti (PPD, Prato Sornico), presidente nel 1991 (quando era capo del Dipartimento dell’interno) e nel 1998 (capo del DFAE).

Alcuni passaggi del discorso da neo presidente di Cassis
Nel suo discorso tenuto nelle quattro lingue nazionali, Cassis ha voluto dapprima ringraziare l’Assemblea federale per la fiducia dimostrata nei suoi confronti. «Si tratta di un grande onore e una grande responsabilità», ha aggiunto il futuro presidente della Confederazione. Cassis ha poi voluto esprimere un ringraziamento particolare a Guy Parmelin per l’atteggiamento mostrato durante il suo anno presidenziale caratterizzato dalla pandemia.

Il neo eletto presidente non ha nascosto che la crisi del coronavirus abbia diviso la popolazione tra malati e sani, vaccinati e non vaccinati, federalisti e centralisti. La pandemia ci ha colpiti tutti, ma non deve dividerci e non ci dividerà, ha sostenuto il Ticinese.

Cassis ha quindi dichiarato di voler dedicare il massimo impegno e tutte le forze per superare la crisi, ma anche per diffondere un po’ di ottimismo tra i cittadini. «Il virus rimarrà, ma la crisi avrà una fine».

Libertà e responsabilità
Cassis ha pure ribadito l’importanza della libertà, «che è il nostro bene più prezioso». Ma la libertà va anche di pari passo con la responsabilità «nei confronti delle generazioni future e dei più deboli della nostra società», ha aggiunto il ministro degli esteri.

In un periodo di forte polarizzazione come quello che stiamo vivendo, la coesione nazionale assume ancor più importanza, secondo Cassis. «Si tratta di una sfida permanente, della nostra ragion d’essere», facendo riferimento alle lingue, culture e religioni diverse.

Il ticinese ha poi voluto spendere alcune parole sulla pluralità elvetica: «è una ricchezza che ci ha permesso di raggiungere un certo benessere, nonché secoli di sicurezza, indipendenza e di pace». Grazie alla pluralità, la Confederazione è diventata uno dei Paesi più innovativi al mondo. «Vivere in una società pluralistica è un «atto di volontà della Svizzera», che Cassis si augura di vivere anche durante il suo anno presidenziale.

Berset vicepresidente
L’Assemblea ha poi eletto come vicepresidente del Governo Alain Berset con 158 voti su 204 schede valide. 26 voti per Amherd e 20 a diversi.

I voti
Cassis è stato eletto con 156 voti su 197 schede valide.

Gli altri voti sono stati così distribuiti:

- 14 per Karin Keller-Sutter

- 11 per Alain Berset

- 16 schede con nomi diversi

Il confronto con i voti degli ultimi presidenti
- Ignazio Cassis: 156 voti

- Guy Parmelin: 188 voti

- Simonetta Sommaruga: 186 voti

- Ueli Maurer: 201 voti

- Alain Berset: 190 voti

- Doris Leuthard: 188 voti

Le reazioni di Cattaneo e di Romano
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Un risultato prevedibile
Secondo il consigliere nazionale Bruni Storni, il risultato ottenuto da Ignazio Cassis non è dei migliori: il consigliere federale, si sa, è un membro «discusso» dell’Esecutivo, ha ricordato il socialista, che ha anche aggiunto che ora che il «ministro» degli esteri è anche il presidente della Confederazione, «forse la può rappresentare meglio all’estero».

Per il deputato PLR Alex Farinelli il risultato era prevedibile: «Un amico mi ha scritto qualche minuto prima del voto chiedendo un pronostico. Gli ho detto che secondo me saremmo arrivati tra i 150 e i 160 voti, e così è stato». Secondo il consigliere nazionale ticinese quello di Cassis «è un buon risultato», visto anche - ha aggiunto Farinelli - quello ottenuto da Alain Berset (eletto vicepresidente con 158 voti) «e facendo conto del contesto in cui siamo». Ovvero in «una crisi pandemica» ma anche in un momento di «preparazione tattica in vista delle elezioni federali del 2023». «Probabilmente non tutti i partiti volevano far fare una elezione straordinaria al presidente», ha aggiunto il liberale radicale. La sfida nel 2022 per Cassis «sarà cercare di ricucire la società, che in questo periodo si è sfilacciata. C’è anche chi, partiticamente, ha tentato di cavalcare questo sentimento. Sono sicuro che Cassis sarà un ottimo costruttore di ponti».

Glättli: Niente «giochetti» da parte degli ecologisti
Fra i membri dell’Assemblea federale che non hanno votato Cassis ci sono stati molti verdi? Secondo Balthasar Glättli «il nostro gruppo parlamentare ha deciso di sostenere Cassis. La battaglia dei Verdi per entrare in Consiglio federale è una battaglia che si fa all’elezione del Consiglio federale, non a quella del presidente della Confederazione. «Viviamo in un sistema in cui ci deve essere una certa possibilità di pianificazione. Fare dei giochetti oggi non avrebbe portato alcun beneficio al Paese».

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