«Che ne sia fatto un uso proporzionale»

Tecnologie contro il virus

Amnesty, Digitale Gesellschaft e la Fondazione per la protezione dei consumatori chiedono la massima attenzione nell’applicare misure di tracciamento e la loro immediata revoca alla fine dell’emergenza

 «Che ne sia fatto un uso proporzionale»
©CDT/ARCHIVIO

«Che ne sia fatto un uso proporzionale»

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Anche se le misure di sorveglianza e gli strumenti di assistenza digitali possono avverarsi molto utili nella lotta contro il Coronavirus. Amnesty International, “Digitale Gesellschaft” e la Fondazione per la protezione dei consumatori chiedono il rispetto del principio di proporzionalità nell’ambito di qualsiasi limitazione dei diritti della personalità e la revoca delle misure al termine della crisi.

Sorveglianza degli Smartphone

Nell’ambito della lotta contro il Coronavirus, l’Ufficio federale della salute pubblica (UFSP) ha chiesto a Swisscom di pubblicare i dati sugli assembramenti e sulla mobilità. L’UFSP ha dichiarato che non avrebbe ricevuto alcun dato di localizzazione da parte di Swisscom, ma “unicamente le analisi e delle visualizzazioni”. I dati su cui si basano le analisi sono aggregati o anonimizzati così da non permettere l’accesso alle informazioni personali. «Questo genere di meccanismo sembra adeguato alla situazione attuale - scrivono Amnesty e gli altri. - Tuttavia, l’UFSP si è rifiutato di rendere pubblica l’ordinanza corrispondente a questa decisione. La trasparenza è però cruciale per quel che riguarda l’attuale utilizzo dei dati di localizzazione». A questo proposito la “Digitale Gesellschaft” ha intentato una procedura contro l’UFSP conformemente alla Legge sulla trasparenza (LTras): «Sotto pressione da parte dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT), Swisscom e l’UFSP hanno fornito delle informazioni complementari».

Applicazione di ricerca di contatti

Le applicazioni di ricerca dei contatti potrebbero essere utili per stabilire delle eventuali catene di contagio. In questo caso, attraverso la funzione Bluetooth il telefono portatile dell’utilizzatore individua e registra tutti i telefoni portatili che passano nelle vicinanze. La portata è limitata ad alcuni metri, il che corrisponde all’incirca alla distanza di propagazione del Coronavirus. «

Una tecnica di tracciamento dei contatti conforme alla regolamentazione sulla protezione dei dati può essere messa in atto a condizione di rispettare determinati principi importanti: tutte le informazioni relative ai contatti devono essere criptate e stoccate localmente sul telefono portatile; i dati possono essere analizzati, anonimamente, solo in caso di infezione; qualsiasi sorveglianza che andasse oltre, quale il tracciamento della localizzazione, non deve essere autorizzata; lo sviluppo deve farsi in base a norme aperte, di interfacce e di programmi “open source”; e l’utilizzo dell’applicazione deve essere volontario».

Videosorveglianza

La settimana scorsa, il Consiglio di Stato argoviese ha deciso che d’ora in avanti la polizia è autorizzata ad avere accesso in tempo reale alle telecamere di videosorveglianza già in funzione, incluse le telecamere private – e a installarne di nuove. Nella propria dichiarazione, il Consiglio di Stato non spiega in che misura le misure esistenti, quali il divieto degli assembramenti, i pattugliamenti da parte della polizia, le multe e la chiusura dei parchi non siano sufficienti. Delle “pattuglie virtuali” non sono in grado di intervenire direttamente e, in termini di prevenzione, non fanno altro che indurre le persone ad incontrarsi in luoghi non sorvegliati.

Secondo Amnesty e gli altri, «la sorveglianza della vita pubblica in tempo reale va ben oltre le misure che utilizzano dei dati anonimi e aggregati di localizzazione dei telefoni portatili per registrare degli assembramenti o dei flussi di persone. Non valgono inoltre circostanze particolari che, in questo Cantone rispetto ad altri, renderebbero necessaria una misura di questo genere. Esiste inoltre il pericolo che la videosorveglianza in tempo reale sia mantenuta come misura di sorveglianza “normale” anche dopo la fine della pandemia. Chiediamo al governo cantonale di Argovia di mettere immediatamente un termine alla pratica della videosorveglianza in tempo reale dell’insieme dello spazio pubblico, che costituisce una misura di sorveglianza sproporzionata».

Appello mondiale

In una presa di posizione comune, la settimana scorsa oltre 100 ONG del mondo intero, tra le quali Amnesty International e la “Digitale Gesellschaft”, hanno chiesto che il ricorso alle tecnologie della sorveglianza digitale per combattere la pandemia di Coronavirus avvenga nel rispetto dei diritti umani.

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