Chiesa: nominare un «generale per la crisi energetica»

Assemblea dei delegati

Il presidente dell’UDC ha messo nuovamente in guardia da una «catastrofe energetica» e ha sostenuto che il Consiglio federale debba agire subito per evitare una situazione di penuria con conseguenze devastanti per la Svizzera - Dopo Chiesa ha preso la parola il consigliere federale democentrista Ueli Maurer, che ha parlato delle fratture nella società sorte in relazione all’epidemia di COVID-19

Chiesa: nominare un «generale per la crisi energetica»
© KEYSTONE/Anthony Anex

Chiesa: nominare un «generale per la crisi energetica»

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(Aggiornata alle 15:49) Il presidente dell’Unione democratica di centro (UDC) Marco Chiesa ha messo nuovamente in guardia da una «catastrofe energetica». Il Consiglio federale deve agire subito per evitare una situazione di penuria con conseguenze devastanti per la Svizzera.

Soprattutto la ministra dell’energia Simonetta Sommaruga (socialista) deve finalmente fare il proprio lavoro, ha dichiarato oggi Chiesa davanti ai delegati del suo partito riuniti a Reconvilier (BE). «Continuare a rinnegare la realtà e costruire castelli in aria in materia di politica energetica è fatale e irresponsabile.»

La Strategia energetica 2050 sviluppata da ideologi di sinistra è fallita, ha sostenuto il Ticinese: esponenti di punta dell’economia, della Confederazione e della scienza concordano sul fatto che una situazione di penuria energetica rappresenti la maggiore minaccia per la Svizzera e potrebbe essere realtà già fra due o tre anni.

Il Consiglio federale deve nominare al più presto un «generale per la crisi energetica» con il compito di elaborare entro l’estate soluzioni per un approvvigionamento elettrico sicuro, indipendente e a basso costo. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 devono essere rinviati, inoltre la Confederazione deve richiamare al dovere i cantoni e le città che con la loro politica energetica irresponsabile mettono a rischio un approvvigionamento sicuro.

Concretamente un razionamento dell’energia dovrebbe colpire per primi cantoni quali Zurigo e Basilea Città, che con misure come il divieto di riscaldamenti a gasolio accrescono ulteriormente il rischio di una situazione di penuria, ha dichiarato Chiesa tra gli applausi dei presenti, i quali hanno accolto la serie di proposte con 208 voti favorevoli e nessun contrario.

L’UDC aveva già presentato in novembre un «documento di posizione» sulla politica energetica, in base al quale la Svizzera dovrebbe continuare a puntare soprattutto sull’energia idroelettrica e nucleare, «pilastri affidabili» dell’approvvigionamento. La produzione elettrica deve pure essere sicura, ecologica, a basso costo e il più indipendente possibile dall’estero. Inoltre deve essere ampliata la produzione durante l’inverno.

Fratture nella società

Dopo Chiesa ha preso la parola il consigliere federale democentrista Ueli Maurer, che ha parlato delle fratture nella società sorte in relazione all’epidemia di COVID-19. Dal punto di vista sanitario la crisi potrebbe essere superata nei prossimi mesi, mentre la spaccatura nella società, ha avvertito, verosimilmente occuperà il Paese più a lungo, forse tanto quanto i debiti accumulati per far fronte all’emergenza.

Lo Zurighese ha quindi sottolineato che, come è nella sua natura, egli ha sempre analizzato criticamente ogni decisione presa, ma ciò non significa che egli sia un sostenitore delle teorie complottistiche o un oppositore alle misure di contenimento: «mi concedo semplicemente il lusso di un’opinione personale», ha affermato tra gli applausi.

Il ministro delle finanze ha poi spiegato che entro la fine del 2022 la Confederazione avrà speso 35 miliardi di franchi per far fronte all’emergenza coronavirus e si è accumulata una montagna di debiti che bisognerà ridurre nei prossimi dodici anni circa. Questo significa che avremo a disposizione meno denaro per nuove spese, e «questo ci farà certamente molto male». «Durante la crisi abbiamo vissuto sopra le nostre disponibilità», ha aggiunto Maurer, e ciò è stato assolutamente necessario, «ma ora dobbiamo tornare alla disciplina».

Tre no e un sì

I delegati dell’UDC hanno quindi espresso le loro raccomandazioni in vista delle quattro votazioni federali in programma il prossimo 13 febbraio. Con 208 voti contro 2, l’assemblea propone al popolo di respingere l’iniziativa popolare «Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani - Sì ad approcci di ricerca che favoriscano la sicurezza e il progresso».

Con 190 voti contro 11, invita a bocciare anche l’iniziativa «Sì alla protezione dei fanciulli e degli adolescenti dalla pubblicità per il tabacco». I due testi sono stati considerati «troppo estremi» dal partito di Marco Chiesa.

Anche la legge federale sul pacchetto di aiuti in favore dei media ha subito la stessa sorte. I delegati l’hanno respinta con 204 voti contro 3, mostrandosi sensibili all’argomento secondo il quale si tratta di un «regalo milionario» nei confronti dei grandi editori svizzerotedeschi.

Contestata tramite un referendum dalla sinistra, la modifica della legge federale sull’abolizione della tassa di bollo è invece stata sostenuta dai delegati UDC con 210 voti contro 1. Per i democentristi si tratta di un «progetto cruciale» per l’economia e gli impieghi. Descritta come favorevole alle PMI e alle start-up, la legge è stata «plebiscitata» con 210 voti a favore contro 1.

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