Berna

Christian Levrat: «Sull’accordo il PS non ha mai cambiato idea»

Il presidente del partito reagisce alla critica che vede la formazione lottare contro le pressioni di Bruxelles solo per imbonirsi elettori in previsioni delle cantonali e delle federali del 2019

Christian Levrat: «Sull’accordo il PS non ha mai cambiato idea»
Una cornice istituzionale è necessaria per garantire la via bilaterale. Ma i lavoratori svizzeri vanno tutelati. (Foto Keystone)

Christian Levrat: «Sull’accordo il PS non ha mai cambiato idea»

Una cornice istituzionale è necessaria per garantire la via bilaterale. Ma i lavoratori svizzeri vanno tutelati. (Foto Keystone)

BERNA - In passato il Partito socialista è sempre stato favorevole all’accordo quadro istituzionale fra la Svizzera e l’Unione europea. In una presa di posizione scritta del 2016 il partito ha definito l’accordo «essenziale per l’ulteriore sviluppo dei bilaterali». Eppure negli ultimi tempi i socialisti hanno criticato sovente il «contratto» negoziato con Bruxelles. La posizione del PS nei confronti dell’accordo quadro non è mai cambiata, ha dichiarato il presidente del PS Christian Levrat durante un incontro con i media a Berna.

Reagendo alle critiche secondo le quali il partito starebbe solo imbonendosi gli elettori in previsioni delle elezioni di quest’anno, lottando contro le pressioni di Bruxelles per abbandonare le misure elvetiche per la protezione dei salari quando in realtà il partito è da sempre europeista, il consigliere agli Stati friburghese ha affermato: «È nell’interesse della Svizzera avere una cornice istituzionale nel quale si definisce quali meccanismi devono scattare in caso di divergenze con Bruxelles. Più tardi nei negoziati l’UE ha affermato che il mercato del lavoro svizzero è parte dell’accordo sulla libera circolazione. La nostra posizione è sempre stata la stessa: il mercato del lavoro viene regolato internamente e non è parte di accordi. Il diritto del lavoro svizzero viene deciso in Svizzera. Nei negoziati per l’accordo quadro l’UE si è riuscita a imporre con il suo approccio. Ciò non corrisponde ai nostri auspici e quanto è necessario per la Svizzera. Ovvero le misure d’accompagnamento alla libera circolazione». Le misure a tutela dei salari per Levrat stanno alla base del successo svizzero. «Per questo stiamo meglio di tutti i Paesi limitrofi. Quello di cui abbiamo bisogno è un accordo quadro che includa anche la questione della protezione dei salari. È l’Europa ad aver bisogno di più misure per proteggere i lavoratori, non è la Svizzera ad averne bisogno meno».

E se si finisse per avere le misure di tutela dei salari intatte, ma senza che si concluda nessun accordo quadro? «Allora dovremo mantenere la calma». La situazione non sarebbe delle più facili per il Paese, afferma il presidente del PS. «A medio e lungo termine abbiamo però bisogno di un accordo quadro per mantenere la via bilaterale e anche per tutelarci. Perché la maggior parte delle controversie parte dalla Svizzera verso l’UE, e non il contrario. A breve termine non avere un accordo ci costerebbe qualcosa, ma non sarebbe nulla di drammatico. Ecco perché la questione salariale va affrontata ora. E quando abbiamo una soluzione interna possiamo tentare di presentarla all’UE».

Anche il presidente della Confederazione Ueli Maurer (UDC) nel weekend ha affermato che vorrebbe andare ai supplementari con Bruxelles. Ma non è rischioso tentare di guadagnare ancora tempo a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento europeo e con la Brexit che ha sicuramente la precedenza rispetto alle trattative con la Svizzera? Inoltre, rimanendo realistici, l’UE ha già detto che per lei i negoziati sono conclusi. «Il fatto è che se internamente non esiste consenso, l’accordo non ha nessuna chance nemmeno alle urne». A Bruxelles e a Berna, insomma, deve essere chiaro che in ogni caso ci si ritroverebbe senza «contratto».

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