Commercianti sul piede di guerra contro la spesa all’estero

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L’apertura delle frontiere e la possibilità di tornare a fare compere fuori dai confini preoccupano, ma c’è chi si ingegna - Le strategie della grande distribuzione per affrontare il ritorno al normalità

Commercianti sul piede di guerra contro la spesa all’estero
© CdT/Gabriele Putzu

Commercianti sul piede di guerra contro la spesa all’estero

© CdT/Gabriele Putzu

Frontiere aperte per i commercianti elvetici è spesso sinonimo di concorrenza. Il cambio per un euro, inoltre, si fissa a mano di 1,07 franchi. L’obiettivo quindi è perdere meno clienti possibili tra quelli acquisiti grazie alla pandemia e ai divieti di recarsi all’estero e fare compere fuori dai confini svizzeri.

Non vi sono dati pubblici sui risultati effettivi, ma come riporta oggi la Tribune de Genève, si stima che le grandi catene nei pressi delle frontiere, situate in Italia, Austria, Germania e Francia, durante il periodo della pandemia abbiano perso tra il 60 e l’80% della loro cifra d’affari tra metà marzo e metà giugno, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

C’è però chi ha ben presente gli insegnamenti di questo trimestre eccezionale. È il direttore di Aldi Suisse, che ai giornalisti romandi ha spiegato: «Vogliamo combattere il turismo degli acquisti: il nostro obiettivo è di mantenere i clienti acquisiti nel corso della pandemia». La strategia per farlo è ribassare di un terzo i prezzi di 20 prodotti, tra cui risotto, maionese e champagne. Tra qualche settimane, poi, ad essere ridotti saranno i prezzi di altri 20 prodotti.

Stesso obiettivo e diverso approccio per Lidl, che diversifica le azioni per 18 delle sue superfici di vendita, situate nei pressi dei confini. In questi negozi si beneficerà di uno sconto del 7% su qualunque spesa superiore a 100 franchi, e di uno sconto del 19% sopra i 200 franchi.

I leader del settore, Migros e Coop, che controllano circa il 70% della distribuzione alimentare della Confederazione, usano una strategia diversificata, con ribassi estesi progressivamente a migliaia di prodotti nel corso di oltre 5 anni. La decisione era arrivata con l’abbandono degli soglia di cambio franco-euro, il 15 gennaio 2015.

Tutti sforzi utili, poiché secondo gli specialisti di Credit Suisse, è appurato che in Svizzera la spesa costa circa il 42% in più che in Italia e in Francia, e il 50% in più che in Germania. Inoltre si stima che, tra la spesa nei Paesi vicini e le compere online, gli svizzeri effettuano acquisti per circa 10 miliardi di franchi ogni anno all’estero. Per Dagmar Jenni, direttrice di Swiss Retail Federation, e Tiziana Hunziker, economista di Credit Suisse, c’è comunque da aspettarsi che le abitudini tornino rapidamente quelle antecedenti la pandemia.

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