Confederazione e Cantoni contro la violenza domestica

Svizzera

Firmata una tabella di marcia che stabilisce misure concrete, come l’introduzione di un numero telefonico centrale per le vittime

Confederazione e Cantoni contro la violenza domestica
© CdT/Archivio

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La lotta contro la violenza domestica va intensificata. A tale scopo, la Confederazione e i Cantoni hanno firmato oggi una tabella di marcia che stabilisce misure concrete, come l’introduzione di un numero telefonico centrale per le vittime. Nonostante l’adozione di diverse leggi e strumenti a livello cantonale e federale, la violenza domestica non è svanita come per incanto. «E, probabilmente, non saremo mai in grado di eliminarla completamente», ha riconosciuto oggi davanti ai media la ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter. «Tuttavia, è essenziale che tutti gli attori in campo coordinino gli sforzi». Da qui l’iniziativa di organizzare un «dialogo strategico» sull’argomento che ha riunito rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni e delle organizzazioni della società civile. Da tale incontro è scaturita una tabella di marcia che definisce dieci aree prioritarie di azione.

Pulsante di allarme

Una delle misure previste è l’introduzione di un pulsante di allarme per le potenziali vittime, ciò che permetterebbe alle persone in pericolo di chiamare aiuto. Il sistema non è ancora stato implementato in Svizzera, ha detto Fredy Fässler, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia. Ma ciò non toglie che si potrebbero avviare progetti pilota in tal senso. «Due Cantoni avrebbero già espresso la volontà di fare da apripista», ha spiegato Fässler. Tuttavia, a suo parere, un sistema simile probabilmente funzionerebbe solo in un’area limitata. «Altrimenti dovremmo allestire una stazione di polizia ad ogni angolo di strada per essere in grado di rispondere in tempo», ha spiegato. Per Karin Keller-Sutter, una tale soluzione consentirebbe però alle persone di muoversi più liberamente. Aiuterebbe anche in situazioni di una separazione difficile, dove la violenza può essere reiterata. Tuttavia, l’uso delle nuove tecnologie da solo non risolverà il problema della violenza domestica, ha ammonito Fässler. «Un approccio interdisciplinare e coordinato è necessario a livello nazionale», ha concordato Sylvie Durrer, direttrice dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donne e uomo. Sono state prese in considerazione anche altre misure, come l’introduzione di una hotline attiva 24 ore su 24. «Attualmente ci sono soluzioni, ma che variano da cantone a cantone. Non sempre il numero o l’interlocutore da chiamare è lo stesso», ha fatto notare Nathalie Barthoulot, presidente della Conferenza dei direttori cantonali della socialità. Anche l’accoglienza delle vittime in rifugi di emergenza deve essere ampliata. «Sono già stati fatti degli sforzi in questo settore. Basilea Città, per esempio, ha più che raddoppiato il numero di posti nei suoi rifugi, da 17 a 40», ha spiegato la Barthoulot. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. La metà delle persone che cercano aiuto devono essere reindirizzate verso altre strutture. Questo è dovuto a una serie di fattori, tra cui le difficoltà finanziarie delle vittime nel trovare un proprio alloggio, ha aggiunto. La prevenzione della violenza, la protezione dei bambini, il monitoraggio degli autori di violenza domestica e la formazione continua figurano anche tra le altre aree prioritarie identificate. «La tabella di marcia pone le basi per l’attuazione della Convenzione di Istanbul», che la Svizzera ha ratificato nel 2018, ha osservato ancora Sylvie Durrer. Con essa, «le autorità e gli specialisti riaffermano insieme il principio della tolleranza zero della violenza contro le donne e la violenza domestica». Nel 2020 sono stati registrati circa 20’000 reati di violenza domestica: 28 le vittime, per la maggior parte donne. Tuttavia, le cifre mostrano solo la parte visibile del fenomeno: circa l’80% degli episodi non viene infatti denunciato.

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