Confermato il rifiuto del permesso di dimora al membro del governo di Chavez

San gallo

Giustificata la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di negare il permesso di dimora all’ex vice-ministro venezuelano Nervis Gerardo Villalobos Cardenas e alla sua famiglia

Confermato il rifiuto del permesso di dimora al membro del governo di Chavez
©CdT/Archivio

Confermato il rifiuto del permesso di dimora al membro del governo di Chavez

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La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva il diritto di rifiutare un permesso di dimora all’ex vice-ministro venezuelano Nervis Gerardo Villalobos Cardenas e alla sua famiglia. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ritiene infatti che accogliere il politico poteva minacciare l’ordine e la sicurezza in Svizzera, oltre che nuocere alla reputazione del Paese.

Vice-ministro dell’energia ai tempi del governo di Hugo Chavez, Villalobos Cardenas aveva depositato domanda per se stesso, la moglie e il figlio presso l’Ufficio ginevrino della popolazione e delle migrazioni nel 2016. Quest’ultimo ha trasmesso un parere favorevole alla SEM, soprattutto per ragioni fiscali. L’organo federale non si è però lasciato convincere dall’argomento finanziario.

Nel maggio 2019 la famiglia aveva inoltrato ricorso al TAF contro tale decisione, ma i giudici sangallesi, in una sentenza pubblicata oggi, danno ragione alla SEM, elencando il poco rassicurante curriculum del politico sudamericano. Villalobos Cardenas è infatti oggetto di procedimenti giudiziari legati a corruzione e riciclaggio in vari Paesi. Si tratta per di più di una serie di scandali che hanno trovato ampio risalto sui media.

Il TAF sottolinea inoltre come pure l’Ufficio federale di polizia (fedpol) avesse espresso un parere negativo in merito alla possibilità di concedere il permesso di dimora. Questo perché diverse autorità straniere avevano depositato richieste di informazioni sull’ex vice-ministro, mentre da parte loro gli Stati Uniti stanno conducendo una procedura di estradizione.

Per il TAF dunque, la segreteria di Stato non ha abusato dei propri poteri. Anzi, ha tenuto conto dell’interesse pubblico e di quello del richiedente, concludendo che la sua presenza in territorio elvetico avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza. Oltre a ciò, la SEM ha considerato che la Svizzera non avrebbe tratto beneficio dall’ospitare persone confrontate con le accuse sopraccitate, dato che la sua reputazione sarebbe stata macchiata e le sue relazioni internazionali danneggiate.

Gli elementi di cui la SEM ha tenuto conto sono sufficientemente concreti per giustificare un rifiuto, conclude il TAF. La famiglia peraltro non ha dimostrato di aver alcun legame particolare o affettivo con la Svizzera. La sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è pertanto definitiva.

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