Contatti indesiderati, stupri e molestie verbali: l’epidemia delle donne

Diritti

Una donna su due in Svizzera subisce violenza sessualizzata, ciò corrisponde «a dimensioni epidemiche»: al via la campagna di sensibilizzazione su un fenomeno spesso considerato «normale»

Contatti indesiderati, stupri e molestie verbali: l’epidemia delle donne
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Una donna su due subisce violenza sessualizzata in Svizzera spesso con conseguenze a lungo termine. Domani inizia una campagna per informare e sensibilizzare su questo fenomeno, che sovente è ancora considerato «normale». Fino al 10 dicembre, più di 150 associazioni partner organizzeranno manifestazioni per attirare l’attenzione su questo problema, sotto il coordinamento dell’Ong femminista per la pace (www.cfd-ch.org), indica quest’ultima in un comunicato odierno. Uno studio del 2019 dell’istituto di ricerche gfs.bern indica che almeno una donna su due in Svizzera subisce violenza sessualizzata, cifre che corrispondono «a dimensioni epidemiche», sottolinea la nota. La violenza sessualizzata si presenta sotto diverse forme. Si va dal contatto indesiderato, allo stupro, alle molestie verbali. Viene commessa in tutti gli strati sociali e in luoghi e situazioni più diverse: a casa, nelle relazioni, nelle famiglie, sul posto di lavoro, a scuola o in formazione, nello spazio pubblico e su Internet. Nel 2020, 713 violenze carnali e 683 casi di coercizione sessuale sono stati segnalati in Svizzera. Purtroppo, il numero di casi non denunciati è ben più alto. Solo circa la metà delle vittime racconta a qualcuno della violenza. Solo l’8% delle aggressioni vengono denunciate, e rari sono i casi che portano a una condanna.

Conseguenze a lungo termine

Le donne vittime di questa forma di violenza soffrono in modo grave e a lungo, in alcuni casi per tutta la vita. Nonostante questo, la violenza sessualizzata resta troppo poco tematizzata. «Le molestie verbali e altri comportamenti che riducono la donna a oggetto forniscono un terreno fertile per aggressioni più gravi ma sono generalmente accettate come «normali». «È un problema che ci riguarda tutti», spiega Anna-Béatrice Schmaltz, responsabile della campagna, citata nel comunicato. Secondo quest’ultima «sono necessarie più misure preventive e un sostegno adeguato per le persone colpite». La violenza sessualizzata deve finalmente essere presa sul serio. Dobbiamo parlare di questa violenza, dice Schmaltz. Le persone colpite sono ancora spesso accusate di complicità. I miti sullo stupro sono molto diffusi. Per esempio, spesso viene supposto erroneamente che un certo comportamento o vestito possa causare una violenza carnale, sottolinea. Il diritto penale svizzero sui reati sessuali deve essere adattato con urgenza, aggiunge Schmalz. Secondo la legge attuale, gli elementi dello stupro sono presenti solo quando è stata usata violenza e la vittima si è difesa. Questo non rende giustizia alle caratteristiche della violenza sessualizzata perché il semplice atto di ledere l’autodeterminazione sessuale di un’altra persona è già una violenza. «È ora che il principio consensuale del ‘solo sì significa sì’ sia applicato a livello della legge e della società», sostiene Schmaltz. Quest’anno le 16 giornate di azione che inizieranno domani alle 12.30 con un evento nella piazza della stazione di Berna - avranno luogo per la quattordicesima volta. Oltre 150 organizzazioni vi partecipano con oltre 130 azioni ed eventi in Svizzera e nel Liechtenstein, come tavole rotonde, letture, proiezioni di film e altro ancora.

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