Coronavirus: domani i risultati dei casi sospetti di Zurigo

Epidemia

Si tratta di due pazienti ricoverati al Triemlispital - Per un ricercatore tedesco l’infezione è autolimitante

Coronavirus: domani i risultati dei casi sospetti di Zurigo
© Keystone/Ennio Lanza

Coronavirus: domani i risultati dei casi sospetti di Zurigo

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(Aggiornata alle 13.40) - I due casi sospetti di coronavirus all’ospedale Triemli di Zurigo sono tuttora sotto esame. I risultati del Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE) di Ginevra sono attesi al più tardi domani mattina, ha comunicato oggi il nosocomio zurighese.

I due pazienti - rientrati da un soggiorno in Cina - sono stati ricoverati e posti in quarantena giacché la causa dei sintomi che presentano potrebbe essere, tra gli altri agenti patogeni, anche il coronavirus. «Stanno bene», indica l’ospedale, aggiungendo che «il sospetto di infezione è molto debole». Non vi è alcun rischio per gli altri pazienti e il personale ospedaliero, precisa il Triemli.

La Francia ha comunicato venerdì tre casi di contagio confermato: si tratta dei primi in Europa. Le tre persone che hanno contratto il coronavirus erano state in Cina.

Intanto in Cina il numero di vittime da coronavirus è salito a 81 e i casi confermati nel Paese a 2’835. Nelle ultime 24 ore fino alla mezzanotte dell’ultima domenica i nuovi casi sono stati 769.

I decessi legati sono intanto saliti a quota 81, mentre i casi accertati dell’infezione in Cina ammontano a 2.835, secondo l’ultimo bollettino fornito dalla tv statale Cctv, aggiornato alle 18:00 locali (le 11:00 in Svizzera), in base alle comunicazioni delle autorità sanitarie.

L’infezione è autolimitante

L’infezione causata dal nuovo coronavirus 2019-nCoV è autolimitante: dopo un certo lasso di tempo, quando un sufficiente numero di persone avrà prodotto i necessari anticorpi, la continua diffusione del virus potrà essere circoscritta, ponendo così fine alla propagazione dell’epidemia.

Ne è convinto l’infettivologo tedesco Rolf Hilgenfeld, dell’Università di Lubecca, in un’intervista al China Media Group (CMG).

Lo studioso ha portato in Cina due inibitori del coronavirus associato alla SARS (SARS-CoV) per sperimentarne gli effetti sul 2019-nCoV.

Per anni, Hilgenfeld e il suo gruppo di ricercatori si sono dedicati alla ricerca degli inibitori del SARS-CoV. Queste sostanze bloccano l’attività degli enzimi proteolitici nel virus, prevenendone così la maturazione.

Allo stato attuale, gli inibitori sviluppati dal gruppo di ricerca di Hilgenfeld sono risultati efficaci nella terapia dei topi infetti dal coronavirus associato alla SARS. Gli studi dell’infettivologo tedesco hanno inoltre prodotto risultati stabili negli esperimenti di coltura di cellule umane infette.

Gli scienziati hanno scoperto che il 2019-nCov è simile per l’80% al SARS-CoV e che la somiglianza tra la proteasi di questi due virus è pari al 96%. Hilgenfeld spera che gli inibitori sviluppati dalla propria squadra di ricercatori possano aiutare la ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci utili nel debellare il nuovo coronavirus.

Epidemia alla lente dell’Unione europea

«Questo pomeriggio ci sarà la riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue, anche a seguito delle valutazioni fatte dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). Durante questo incontro sarà discusso il rapido evolvere della situazione, tenendo conto anche dei primi casi di coronavirus accertati in Francia». Lo ha confermato una portavoce della Commissione europea.

«Si discuterà delle misure di pronta risposta prese dagli Stati membri, incluse quelle prese dagli ospedali per trattare con qualsiasi nuovo caso. Si parlerà delle misure per informare la popolazione, indicazioni sui viaggi e di prevenzione, oltre a ulteriore coordinamento delle misure da prendere in futuro», ha sottolineato il portavoce.

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