Coronavirus e social, prima l’empatia e ora gli insulti

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Stando a un’indagine, inizialmente i commenti sui social media erano caratterizzati da appelli alla solidarietà, mentre con i primi allentamenti sono aumentate le minacce

Coronavirus e social, prima l’empatia e ora gli insulti
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L’avvento tumultuoso della crisi legata all’epidemia del coronavirus ha ottenuto grande risonanza sui social media e nelle rubriche di commenti online. Inizialmente gli interventi erano caratterizzati da empatia ed appelli alla solidarietà, mentre con i primi allentamenti sono aumentati insulti e minacce. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’istituto Sotomo, che ha valutato oltre 900.000 commenti pubblicati online.

La grande incertezza causata dalla pubblicazione quotidiana delle cifre sui nuovi contagi e sui decessi, così come le ordinanze d’emergenza emanate dal Consiglio federale in rapida successione, hanno alimentato un intenso dibattito digitale.

All’inizio della pandemia c’è stata una vera e propria ondata di commenti online. Dal 9 al 18 marzo, nelle ore di punta, sono stati registrati oltre 20.000 commenti al giorno, più del doppio di quanto avviene in tempi tranquilli. Uno dei picchi più alti è stato raggiunto il 12 marzo - poco dopo il primo decesso riconducibile alla Covid-19, nel canton Vaud, e dopo il divieto di assembramenti di oltre 1000 persone - con oltre 40.000 commenti.

Nel comportamento degli utenti Sotomo identifica tre fasi. La prima - caratterizzata come detto dallo tsunami di commenti - va fino al 20 marzo, data dell’annuncio dell’ultimo inasprimento, quello che vieta gli incontri di più di cinque persone. Segue la fase del lockdown, con la maggior parte della gente chiusa in casa: qui il numero dei commenti si è normalizzato, tornando attorno ai quotidiani 10.000, con tuttavia grandi variazioni giornaliere. L’ultima fase è quella che fa seguito all’annuncio, il 16 aprile, delle misure di allentamento: il numero di commenti si è stabilizzato intorno alle 10.000 unità e le differenze tra un giorno e l’altro sono notevolmente diminuite.

Dall’indagine emerge che all’inizio il dibattito digitale era chiaramente dominato dalla preoccupazione per la salute. Verso la metà della fase di lockdown, quando è apparso chiaro che il sistema sanitario elvetico avrebbe retto alla pressione della crisi, l’attenzione degli utenti si è spostata sui timori legati a disoccupazione, povertà, fallimenti e recessione. Durante la fase di allentamento, le preoccupazioni per l’economia hanno poi chiaramente preso il sopravvento.

Secondo Sotomo, i risultati del sondaggio conferiscono ulteriore credibilità alle misure adottate dal Consiglio federale e dall’Ufficio federale della sanità pubblica. «I commentatori online erano apparentemente convinti che le misure per ridurre i rischi per la salute della popolazione, annunciate nella situazione straordinaria, fossero efficaci, altrimenti non si sarebbero concentrati maggiormente sui rischi economici della crisi durante il lockdown».

Anche l’emotività del dibattito digitale ha mostrato forti oscillazioni: inizialmente si sono letti soprattutto commenti allarmistici, ma anche elogi e appelli alla solidarietà. Nella fase finale si è invece verificato un aumento delle emozioni negative, espresse soprattutto con insulti e minacce.

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