Critiche all’aiuto allo sviluppo in Myanmar

Inchiesta

Il programma da 16,5 milioni di franchi dovrebbe migliorare la situazione dei piccoli agricoltori del sud-est birmano, ma vi sono dubbi che funzioni

 Critiche all’aiuto allo sviluppo in Myanmar
©AP/THEIN TAW

Critiche all’aiuto allo sviluppo in Myanmar

©AP/THEIN TAW

Un programma milionario di aiuto svizzero allo sviluppo in Birmania (Myanmar) è criticato per diverse mancanze: quello che sulla carta sembra un progetto modello non riesce a raggiungere gli obiettivi previsti, i costi amministrativi sono più alti del solito e i controlli sono insufficienti.

Lo afferma oggi «Neue Zürcher Zeitung» in base a un rapporto confidenziale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). La NZZ ricevuto il documento grazie alla Legge federale sul principio di trasparenza dell’amministrazione (Legge sulla trasparenza, LTras).

Il programma da 16,5 milioni di franchi della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) dovrebbe migliorare la situazione dei piccoli agricoltori del sud-est birmano che producono gomma di bassa qualità. A tal fine, si dovrebbe creare un sistema di mercato competitivo e più rispettoso dell’ambiente. La Birmania è un piccolo fornitore di gomma rispetto a Indonesia e Malaysia però ha il vantaggio di confinare con la Cina, dove la produzione di auto e pneumatici è cresciuta fortemente dall’inizio del millennio.

Ma, notano i revisori, questa vicinanza si rivela un grande rischio per il programma di aiuto: in Birmania sono soprattutto le aziende cinesi a comprare la produzione di gomma; la loro posizione dominante è troppo forte per una reale concorrenza e il loro interesse per una produzione di alta qualità è troppo basso. Di conseguenza il progetto può difficilmente migliorare le condizioni di vita delle donne addette al taglio della gomma.

Gli ispettori del DFAE hanno inoltre criticato l’analisi fondamentalmente inadeguata degli stakeholder. Ad esempio, i potenziali lavoratori dell’area di destinazione dell’aiuto svizzero sono emigrati nella vicina Thailandia, dove i salari sono migliori. E la maggior parte degli agricoltori interpellati proveniva da altre regioni.

D’altro canto il rapporto del DFAE mette anche in discussione il rapporto di fiducia con la ONG che attua il progetto. La DSC, senza esaminare altre offerte, ha infatti affidato il programma all’organizzazione umanitaria internazionale Care, attiva da tempo in Birmania, i cui costi amministrativi sono però più elevati del solito.

Inoltre, nonostante i ritardi, nel 2018 il capo dell’ufficio birmano della ONG ha ricevuto una remunerazione legata al progetto superiore a quanto previsto in bilancio. Oltre a ciò è sicuro che l’organizzazione umanitaria sia in grado di controllare i rischi scoperti e di recuperare il ritardo su quanto pianificato dal programma.

Secondo la «NZZ», l’ambasciata svizzera in Birmania era consapevole che il progetto poteva essere problematico e ha quindi appoggiato una verifica. Ora ammette che i risultati sono contrastanti. Ciononostante, i funzionari della DSC si sono opposti alla conclusione del progetto, poiché ciò sarebbe mal accolto in Birmania e punirebbe i poveri. Secondo il giornale, la DSC ha inoltre avviato delle correzioni dopo l’esame dei revisori del DFAE e ha rafforzato l’obiettivo centrale del progetto.

La Birmania è un Paese prioritario dell’aiuto della DSC, per il quale è previsto un budget annuale di circa 35 milioni di franchi.

Il programma da 16,5 milioni di franchi attualmente è nella sua seconda fase. Finora la DSC ha speso circa 6 milioni di franchi. Nella prima fase, circa 9000 piccoli agricoltori hanno ricevuto una formazione sulle questioni di genere, la produzione e la lavorazione della gomma. Nella fase attuale, occorre promuovere una produzione diversificata.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1