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Il Nazionale boccia la nuova Legge sulla sicurezza delle informazioni

Con 117 voti contro 68 e 8 astenuti il consesso ha infatti deciso di non entrare in materia

Keystone
 
13
marzo
2018
10:49
ats

BERNA - La nuova Legge sulla sicurezza delle informazioni non convince il Consiglio nazionale. Con 117 voti contro 68 e 8 astenuti ha infatti deciso di non entrare in materia. Per la maggioranza il progetto è superfluo e troppo costoso.

Lo scopo della nuova legge è di creare un quadro legale formale unitario, per tutte le autorità federali, nell'ambito della protezione delle informazioni e la sicurezza nell'impiego di mezzi informatici. Le norme, ha ricordato Raymond Clottu (UDC/NE) a nome della commissione, concernono in primo luogo organismi come il Parlamento, i tribunali della Confederazione, il Ministero pubblico della Confederazione e la Banca nazionale.

Tuttavia, ha sottolineato il neocastellano, la nuova legge porterebbe all'istituzione di un apparato di protezione delle informazioni troppo voluminoso e complesso. Le nuove norme non farebbero altro che creare burocrazia - "un mostro burocratico" secondo David Zuberbühler (UDC/AR) - e contribuirebbero solo modestamente all'applicazione in modo uniforme delle disposizioni attuali.

Il principale difetto della nuova legge, ha sottolineato Zuberbühler, è il fatto che lascia un margine di manovra troppo elevato al Governo nell'applicazione della legge che si sottrae così al controllo del Parlamento. Diversi parlamentari borghesi, come Ida Glanzmann-Hunkeler (PPD/LU), hanno inoltre criticato il fatto che le stime dei costi - da 1,5 a 87 milioni di franchi - sono assai approssimative.

"Bocciare la legge - ha sostenuto Corina Eichenberger-Walther (PLR/AG) - non vuol dire che non abbiamo a cuore la sicurezza delle informazioni". Dal nostro punto di vista, ha aggiunto, si può benissimo continuare con le varie leggi e ordinanze attualmente in vigore, previo un loro aggiornamento. Non c'è insomma la necessità di legiferare per riunire in una sola legge le disposizioni attuali.

Sbagliato, ha replicato il consigliere federale Guy Parmelin. Se si vuole mantenere la situazione attuale occorre modificare ben 9 leggi, senza oltretutto avere la garanzia di disporre di una visione d'insieme, ha sostenuto il ministro della difesa.

Parmelin ha ricordato i numerosi attacchi informatici che hanno preso di mira la Confederazione, come quelli che hanno colpito la RUAG e il Dipartimento della difesa (DDPS). Senza la nuova legge il piano cybersicurezza del DDPS avrà delle lacune e non potrà produrre tutti gli effetti previsti, ha sostenuto il consigliere federale.

"È urgente agire per assicurare una protezione coerente contro i cyberrischi e i pericoli che pesano sulle informazioni sensibili in possesso delle nostre istituzioni", gli ha fatto eco Carlo Sommaruga (PS/GE). Per il socialista anche l'argomento finanziario non è pertinente, tanto più che la sottocommissione delle finanze ha dato preavviso favorevole.

Circa i costi, Parmelin ha accusato il Parlamento di fare un processo alle intenzioni: "mi sono personalmente impegnato a sottoporre le ordinanze - che fissano i livelli di sicurezza con i relativi costi, ndr. - alle competenti commissioni", ha ricordato. Le Camere hanno inoltre diversi strumenti - attraverso le mozioni e tramite il budget - per costringere il governo a modificare un determinato punto di una ordinanza, ha sostenuto, invano, il ministro della difesa.

L'oggetto torna ora al Consiglio degli Stati che in dicembre aveva approvato la nuova legge. Qualora dovesse seguire il Nazionale e decidere a sua volta di non entrare in materia, il progetto verrebbe definitivamente archiviato.

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