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Propaganda terroristica, parte il processo

Nicolas Blancho, Qaasim Illi e Naim Cherni sul banco degli imputati al TPF di Bellinzona - Simpatizzanti davanti all'ingresso inscenano una manifestazione di sostegno

 
16
maggio
2018
09:13
Red. Online

BELLINZONA - Tre dirigenti del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS) sono oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona con l'accusa di propaganda a favore del terrorismo. Il processo si concluderà domani. La lettura della sentenza è prevista per il 25 maggio.

Il presidente del CCIS Nicolas Blancho, il responsabile della comunicazione Qaasim Illi - entrambi 34enni svizzeri convertiti all'Islam - e il 26enne "produttore culturale" dell'organizzazione Naim Cherni, un tedesco residente a Berna, devono rispondere dell'accusa di aver violato la legge federale che vieta i gruppi terroristici al-Qaida e Stato islamico nonché le organizzazioni associate. Davanti alla sede del tribunale, presenti anche diversi manifestanti che simpatizzano con il Consiglio islamico. Da segnalare la "preghiera" del presidente che si è detto certo che tutto andrà bene e i cori "Allah u akbar" (Allah è grande).

Il Ministero pubblico della Confederazione in settembre ha rinviato a giudizio i tre per alcuni video ritenuti opera di propaganda a favore di al-Qaida o di un gruppo ad essa associato. Cherni è accusato di aver fatto le riprese nell'ottobre del 2015 in Siria. I filmati sono stati poi approvati da Illi e pubblicizzati in accordo con Blancho tramite social media e anche in occasione di una manifestazione pubblica a Winterthur nel dicembre 2015.

Nei video è contenuta in particolare una intervista ad Abdallah al-Muhaysini, un saudita che la Procura federale ritiene fosse un alto rappresentante di al-Qaida in Siria, e rappresentante dell'organizzazione "jihadista" Jaysh al-Fath.

Secondo l'accusa le immagini con al-Muhaysini non sono "un'intervista giornalistica in esclusiva" condotta secondo le regole della professione, quanto piuttosto una piattaforma di propaganda islamista per lo stesso al-Muhaysini. Quest'ultimo parla per oltre 35 minuti mentre il contributo totale dell'intervistatore Cherni non supera i due minuti.

I tre imputati negano recisamente, così come l'interessato stesso. In una conferenza stampa organizzata lunedì a Berna, il CCIS, gruppo islamista piccolo ma molto attivo, ha sostenuto che al-Muhaysini non è mai stato membro di al-Qaida o della sua succursale siriana an-Nusra ma un "costruttore di ponti" tra i vari gruppi ribelli siriani e un attivo oppositore dello Stato islamico (Isis). Il CCIS ha pure anticipato che davanti al TPF i tre imputati rimarranno in silenzio e non risponderanno alle domande.

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