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Nessun futuro per i piccoli ghiacciai

Il glaciologo Matthias Huss del Politecnico federale di Zurigo evidenzia i limiti delle misure di protezione del clima

Archivio CdT
 
17
agosto
2018
12:08

BERNA - Grazie a misure di protezione del clima in Svizzera i grandi ghiacciai possono ancora essere parzialmente salvati. Senza l'attuazione dell'accordo di Parigi in futuro rimarranno invece soltanto un paio di chiazze di ghiaccio sopra i 4000 metri. Il resto andrà perso.

È quanto prevede il glaciologo del Politecnico federale di Zurigo Matthias Huss in un'intervista pubblicata oggi dai giornali del gruppo AZ Medien. "I piccoli ghiacciai non hanno ormai più alcuna chance", sottolinea l'esperto, precisando che molti di essi sono già senza neve.

L'esposizione ai raggi del sole non sarà quindi più riflessa dagli strati di neve. Secondo Huss, un ghiacciaio, che alla fine dell'estate non è coperto da almeno il 60% di neve, a lungo termine è condannato alla morte. Per tali ghiacciai non ci sono più possibilità di salvezza. Sono troppo piccoli, per poter essere ancora salvati con misure di protezione del clima.

Secondo l'esperto, circa il 30% del volume dei ghiacciai svizzeri potrà essere salvaguardato entro il 2100. Stando a studi dell'Ufficio federale dell'ambiente, resisteranno solo quelli nelle zone più elevate delle Alpi bernesi e vallesane.

L'estate canicolare del 2018 e la siccità da metà maggio hanno ridotto le speranze accesesi dopo le abbondanti nevicate dello scorso inverno. Il 2018 potrebbe infatti rivelarsi ancor peggiore del 2017, che Huss considerava già un "annus horribilis" per i ghiacciai.

Questi ultimi hanno bisogno di frequenti nuove precipitazioni per ampliare il loro strato protettivo. Anche una piccola coltre di neve fresca può avere effetti positivi. Nelle ultime calde annate i ghiacciai ne hanno approfittato, quest'anno no.

La riduzione dei ghiacciai si è accelerata in più fasi. Negli anni 1940 si era già assistito a pesanti perdite. Fino al 1985 si sono ridotti i danni. Successivamente v'è stata un'accelerazione e dal 2011 la diminuzione della superficie è stata ancora più rapida.

I glaciologi tengono costantemente sotto controllo i ghiacciai in particolare negli anni considerati estremi (2011, 2012, 2015 e 2017). La peggiore annata è stata però quella del 2003 a causa dell'estate canicolare.

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