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“È una norma liberticida e antisvizzera”

La Comunità di interessi del tiro svizzero ha lanciato oggi il referendum contro il recepimento della Direttiva dell'Unione europea sulle armi

Reguzzi
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05
ottobre
2018
12:22
Red. Online-ats

BERNA - La Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) ha presentato oggi alla stampa il referendum indetto contro il recepimento della Direttiva dell'Unione europea (Ue) sulle armi. La Comunità aveva annunciato lo scorso 28 settembre il lancio del referendum (vedi suggeriti). Secondo la CIT, la modifica della legge vigente significherebbe la fine del tiro come sport di massa in Svizzera.

Gli oppositori hanno cercato di far valere le loro ragioni dinanzi ai media, definendo la nuova norma approvata dalle Camere federali come "ingiusta, liberticida, inutile, pericolosa e anti-svizzera".

"Il popolo ha il diritto di decidere se voglia lasciarsi imporre leggi che vengono promulgate solo per pressione dall'estero", ha detto il ticinese Luca Filippini, presidente della CIT. "Con quasi 200'000 soci e 14 differenti associazioni siamo in grado di raccogliere le 50'000 firme necessarie. Siamo preparati e gli argomenti sono a nostro favore", ha aggiunto.

Secondo gli oppositori il recepimento della direttiva europea non comporta nessun vantaggio in termini di sicurezza. Nel 2005 - è stato ricordato - il Consiglio federale aveva promesso che Schengen non avrebbe comportato inasprimenti nella legge sulle armi, ma con le modifiche previste la promessa viene infranta.

Preoccupazioni sul futuro
Preoccupazioni vengono espresse anche in ottica futura. Il consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR), di hobby cacciatore, ha ammesso che ad oggi le nuove norme non sembrano influire sull'attività venatoria. "Sappiamo però che le leggi europee possono improvvisamente cambiare e a quel punto saremmo disposti a seguirle. I cacciatori sono formati e devono passare degli esami, conoscono molto bene le loro armi" e non meritano quindi restrizioni eccessive.

Gli oppositori ci tengono poi a sottolineare che respingendo la direttiva sulle armi l'appartenenza a Schengen non è in pericolo. La Svizzera può infatti limitarsi a constatare che la legislazione vigente soddisfa tutti gli aspetti della direttiva Ue e che quindi non occorrono adeguamenti. Inoltre, è altamente improbabile che l'accordo venga rescisso per un tema che nel contesto di Schengen non è prioritario.

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