Abusi sulle donne: «Berna è immobile»

violenza sessuale

Agli Stati due parlamentari tornano sui dati emersi a maggio sui reati - Una donna su cinque ha già subito atti contro la sua volontà, ma solo l’8% ha denunciato

Abusi sulle donne: «Berna è immobile»
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Una donna su cinque in Svizzera, ovvero il 22% ha subito atti a carattere sessuale contro la sua volontà. Il 12% ha avuto rapporti sessuali non consensuali. Ma solo l’8% ha denunciato i fatti. I dati emersi dall’indagine rappresentativa condotta dall’istituto di ricerca gfs.bern per conto di Amnesty International ha portato alla luce un fenomeno «di dimensioni scioccanti nel nostro Paese», commenta la consigliera agli Stati Anne Seydoux-Christe (PPD/JU). Troppe donne non ottengono giustizia e la Confederazione non fa ancora abbastanza per tutelare queste vittime, che evidentemente - afferma - per paura di esporsi, vergogna o mancanza di fiducia nella giustizia non segnalano alle autorità le aggressioni subite. Il sondaggio, i cui risultati sono stati pubblicati in maggio, ha il merito di aver fornito per la prima volta delle cifre più precise sulla diffusione delle violenze sessuali nel nostro Paese. Ieri, alla Camera alta, la «senatrice» giurassiana ha voluto interrogare sulla situazione attuale, tramite un’interpellanza, il Consiglio federale, che a suo modo di vedere resta troppo passivo. L’Esecutivo, dal suo punto di vista, dovrebbe elaborare un piano concreto per garantire un accesso migliore alla giustizia.

I progetti non mancano
Da parte sua il Governo, rappresentato in aula da Alain Berset, ha ricordato che dal primo aprile 2018 è entrata in vigore in Svizzera la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). La Convenzione è il primo strumento vincolante a livello europeo per tutelare le donne e le ragazze da qualsiasi forma di violenza, compresa quella domestica. Aderendo alla Convenzione «abbiamo già lanciato un segnale chiaro», ha affermato Berset. Attualmente a livello nazionale si stanno mettendo in atto oltre 80 misure in relazione alla Convenzione. Fra questi, ha ricordato il consigliere federale, figura il progetto di modifica del codice penale, revisione che prevede pene più severe per gli atti di violenza e reati sessuali. Ma non solo: in ambito di diritto civile, la nuova legge federale sul miglioramento della protezione delle vittime di violenze semplifica l’accesso alla giustizia. «I lavori sono in corso e dobbiamo includere tutti gli attori coinvolti, perché nel sistema federalista svizzero molte delle misure inerenti l’applicazione della Convenzione sul terreno sono i Cantoni a realizzarle».

Le risposte non hanno soddisfatto Anne Sydoux-Christe. «Dobbiamo agire. Dobbiamo riuscire a far capire a Confederazione, assieme a Cantoni e Comuni, che c’è un’urgenza e che bisogna mettere a disposizione risorse umane e finanziarie per avanzare. Capisco che siamo in un sistema federalista e che bisogna riunire tutti gli attori. Ma non dobbiamo perderci solo in discorsi. Bisogna fare», dice al CdT.

Dati insufficienti per agire
Oltre alle spiegazioni richieste dalla politica giurassiana, Berset ha dovuto fornirne altre alla socialista Liliale Maury Pasquier (GE), che dal Governo, sempre con un’interpellanza, ha voluto sapere perché sulle violenze sessuali contro le donne» mancano dati affidabili a livello federale». «Attualmente le statistiche sulla criminalità riportano soltanto il numero di denunce e di sentenze, ma non forniscono dettagli sui processi di selezione. Non è nemmeno effettuata una valutazione sistematica delle esigenze fondata su indagini reali tra le vittime di reati sessuali violenti», spiega nel suo atto parlamentare la politica. Ora che, grazie all’inchiesta di Amnesty International, sono emersi dati allarmanti, l’Esecutivo prevede «un rilevamento sistematico dei dati e ricerche sui perseguimenti penali di reati contro l’integrità sessuale in Svizzera?». E prevede «la realizzazione di progetti di ricerca sui perseguimenti penali di reati sessuali (quanti casi di abbandono dei procedimenti senza conseguenze e per quali motivi, quanti casi si concludono con un’assoluzione, quali sono le pene previste, quanto durano i procedimenti ecc.)?». E ancora: «Prevede di condurre progetti di ricerca per valutare l’impatto di questi procedimenti sulle vittime e i motivi per cui non avviano procedimenti giudiziari (indagini di vittimizzazione)?». L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo sta vagliando, in collaborazione con l’Ufficio federale di statistica, la fattibilità di un’ampia indagine sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, che dovrebbe fornire dati anche sulle dimensioni della violenza sessuale, ha spiegato da parte sua il Governo. Anche questi provvedimenti saranno presi nel quadro della Convenzione di Istanbul. Nel 2021, inoltre, nel quadro del primo rapporto nazionale sull’attuazione della Convenzione, la Svizzera fornirà al Consiglio d’Europa dati dettagliati attraverso il questionario elaborato dall’organo di vigilanza Grevio, nel quale figurano anche domande sul perseguimento dei reati sessuali.

Il Governo ha sì elencato diversi provvedimenti che intende mettere in atto nei prossimi anni, dice al CdT Pasquier, ma la situazione attuale resta insoddisfacente. «Nulla ci garantisce che avremo davvero tutti gli elementi necessari che ci permetteranno di prevenire la violenza sessuale».

La complessità del problema sta nel fatto che si deve agire su più punti. «Difficile lanciare ad esempio un’iniziativa popolare in questo ambito. I testi devono essere precisi. Invece in questi casi si deve lavorare sui più fronti contemporaneamente». Al contempo, aggiunge Pasquier, parlarne e smuovere le acque tramite petizioni e movimenti che vengono dal basso può aiutare a mantenere il tema d’attualità in politica. Tematizzare, insomma, per non arrendersi solo ai fatti.

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