Atti vandalici in nome degli animali: attivista in carcere

La sentenza

Il Tribunale di polizia di Ginevra ha condannato il 28.enne per violazione di domicilio e danneggiamenti contro macellerie, mattatoi, ristoranti e pelliccerie - Pena più lieve per la compagna

 Atti vandalici in nome degli animali: attivista in carcere
©CdT/Archivio

Atti vandalici in nome degli animali: attivista in carcere

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Il Tribunale di polizia di Ginevra ha condannato oggi un attivista antispecista a 12 mesi di carcere da scontare per danneggiamenti e violazione di domicilio. A un’altra militante sono stati inflitti sette mesi sospesi con la condizionale. Erano alla sbarra perché sospettati di aver commesso atti vandalici contro macellerie, mattatoi, ristoranti e pelliccerie.

Il principale imputato era accusato di aver partecipato a 17 «azioni di sabotaggio» di vetrine di macellerie a Ginevra e Nyon (VD), di danneggiamenti al mattatoio di Perly (GE) e di attacchi a locali legati alla sperimentazione su animali nel canton Friburgo. La corte ha ritenuto che in sette casi la sua colpevolezza fosse chiara. L’uomo ha trascorso undici mesi in detenzione preventiva ed è stato liberato recentemente su decisione del Tribunale federale. Si tratta di un 28enne recidivo, già condannato cinque volte in passato.

Più mite la pena inflitta a una 22enne ritenuta coautrice di vari atti di vandalismo commessi tra gennaio e novembre del 2018: in molti casi la sua presenza sul luogo del reato non è stata accertata. I due avevano contestato la maggior parte dei fatti.

Pur emettendo un verdetto di colpevolezza, il giudice unico ha comunque assolto gli attivisti per diversi addebiti inseriti nell’atto di accusa dato che non sono mai stati colti in flagrante. Ha invece respinto le loro richieste di risarcimento per la detenzione preventiva (undici mesi per l’uomo e un mese per la donna).

Il procuratore Adrian Holloway aveva richiesto condanne da scontare di 18 e 12 mesi per i due imputati. La difesa aveva invece invocato l’assoluzione, insistendo sulla debolezza delle accuse e sulla necessità che gli antispecisti hanno di dare visibilità alla loro causa. Secondo Léonard Micheli-Jeannet, uno degli avvocati della difesa, si fa sempre più concreta la possibilità di ricorrere in appello.

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