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Controlli anti-dumping: Ticino cantone più setacciato

Da noi sono state controllate 7.455 ditte nel corso del 2018

 Controlli anti-dumping: Ticino cantone più setacciato
Fotogonnella

Controlli anti-dumping: Ticino cantone più setacciato

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BERNA - Le misure d’accompagnamento alla libera circolazione svolgono un ruolo importante nella tutela dei salari e delle condizioni di lavoro in Svizzera. Lo ribadisce la Segreteria di stato dell’economia (Seco) nel suo rapporto annuale, in cui il Ticino si conferma il cantone in cui è stato registrato di gran lunga il maggior numero di controlli anti-dumping. Le misure d’accompagnamento sono uno degli elementi più contestati della bozza dell’accordo quadro in ballo tra la Svizzera e l’Unione europea. Bozza che prevede una edulcorazione delle norme in vigore. Un fatto che preoccupa soprattutto i sindacati.

Esami in leggero calo

Nel complesso nel 2018 in tutto il Paese c’è stata qualche verifica in meno, ma pur sempre nettamente nei limiti dell’obiettivo previsto: le ispezioni hanno interessato 173.000 persone e 42.000 aziende, contro le 44.143 imprese dell’anno precedente. Stando alla Seco, che ha anche presentato il rapporto sull’applicazione della legge contro il lavoro nero, si tratta comunque di un dato elevato e largamente superiore all’obiettivo minimo di 35.000 controlli fissato nell’ordinanza sui lavoratori distaccati. La diminuzione dei controlli ha due spiegazioni. Da un lato, il numero di lavoratori distaccati e di prestatori di servizi indipendenti diminuisce nel corso degli anni e questi ultimi ritornano regolarmente in Svizzera senza essere sottoposti a un secondo controllo; dall’altro, la Confederazione ha sostenuto l'introduzione graduale, negli ultimi anni, di requisiti più elevati per i controlli, vale a dire standard minimi da rispettare.

Con Zurigo e Ginevra nella top 3

Il Cantone dove sono state passate al setaccio più ditte è il Ticino (7.455, cfr. grafico), che si piazza davanti a Zurigo (4.527) e Ginevra (4.035). Più precisamente, nel nostro cantone la maggior parte dei controlli è stata effettuata nel settore del commercio all'ingrosso. A livello nazionale è stato controllato il 7% delle aziende svizzere, il 35% dei lavoratori distaccati e il 31% dei prestatori di servizi indipendenti.

Per quanto concerne le imprese elvetiche, nel periodo 2017-2018 la percentuale di offerte di stipendi inferiori a quelli usuali registrati dalle Commissioni tripartite (CT) cantonali è rimasta stabile (13%), così come il tasso delle violazioni dei salari minimi rilevate dalle Commissioni paritetiche (CP) nel 2018 (24%).

I finti dipendenti sono il 6%

In relazione ai distaccati, le percentuali sono invece diminuite: i casi di offerte di paghe inferiori a quelle usuali rilevati dalle CT cantonali è passato dal 16% al 15%, mentre le violazioni dei salari minimi constatate dalle CP sono scese dal 25% al 21%.

Tra i 5.858 prestatori di servizi indipendenti controllati, vi sono stati sospetti di pseudo-indipendenza nel 6% dei casi.

In relazione al lavoro nero, nel 2018 sono state controllate 12.023 aziende (+0,4%). Rispetto al 2017 sono progrediti sia i provvedimenti adottati (+18%), sia le sanzioni inflitte (+36%).

Una «partita di poker» importante

In un comunicato giunto poco dopo la presentazione dei dati del 2018, Travail.Suisse ha sottolineato come, nonostante dai dati forniti dalla Seco sia chiaro che i controlli anti-dumping funzionino, «la pressione sugli stipendi svizzeri è una realtà». «Nell’ambito della partita a poker che si sta giocando sull’accordo istituzionale, non bisogna indebolire le misure d’accompagnamento».

«L’iniziativa UDC è ancora peggio»

Un messaggio analogo è stato lanciato anche da Unia, che in una nota afferma che i rapporti dimostrano che quando si effettuano controlli emergono anche violazioni delle regole in vigore. Secondo Unia occorre quindi ampliare e non ridurre le misure di accompagnamento. Il sindacato si riferisce all’accordo quadro, ma anche all’iniziativa UDC contro la libera circolazione, le cui conseguenze, viene detto, sarebbero ancora più gravi. L'organizzazione punta inoltre anche il dito contro l'aumento del lavoro temporaneo, che è considerata la forma più precaria di impiego.

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