Mobilità

«Critical Mass», quando le bici invadono la città

È la filosofia di un movimento a favore dei ciclisti «made in USA» e sbarcata anche in Ticino - Si cerca di sensibilizzare sul traffico lento, rispettando le regole

«Critical Mass», quando le bici invadono la città
Una foto scattata durante una delle ultime Critical Mass a Zurigo. (Foto Critical Mass Zürich)

«Critical Mass», quando le bici invadono la città

Una foto scattata durante una delle ultime Critical Mass a Zurigo. (Foto Critical Mass Zürich)

ZURIGO/LUGANO - «Non blocchiamo il traffico, siamo il traffico»: con questo slogan, ogni mese, un gruppo di ciclisti si trova in strada in varie località per una pedalata collettiva. Il nome del movimento: Critical Mass (massa critica). Il suo scopo: raggiungere ogni volta abbastanza partecipanti da invadere, ma nel pieno rispetto delle regole stradali, le vie del centro per sensibilizzare sul traffico lento e avviare un dibattito sull’uso dello spazio pubblico.

Oggi questi eventi, che non hanno organizzatori ufficiali, si svolgono in 300 città nel mondo. In Svizzera la Critical Mass è già sbarcata in città come Zurigo, Losanna, Sciaffusa, Sion e Winterthur. In Ticino si sono già svolti eventi a Locarno e Lugano. Nella città sottocenerina la prossima uscita sembrerebbe partire sabato 15 giugno alle 18 dal Liceo 2 di Savosa.

Il nome del movimento è stato dato da una scena girata dal documentarista Ted White in Cina, «quando ancora era una dei luoghi simbolici della bicicletta». A raccontarcelo è Mona Caron, artista ticinese e californiana d’adozione che fu tra i primissimi partecipanti al movimento, nato negli anni Novanta a San Francisco. Nel filmato, «ad un incrocio, senza vigile o semaforo, un ciclista si ferma per non scontrarsi con le bici dirette nella direzione opposta. Al primo ciclista se ne aggiunge un secondo, poi un terzo,... Finché il gruppo è tanto grande da cambiare i rapporti di forza. È la massa critica, la Critical Mass, appunto. Allora, compatta, la «frotta» inizia a spostarsi, le altre bici rallentano, si fermano, e la strada appartiene al nuovo gruppo più forte, finché è passato. Poi ricomincia tutto da capo». Benché si interessi ancora alla causa e sia ancora invitata a convegni internazionali sulla mobilità lenta, Mona Caron, ex compagna del cofondatore della Critical Mass Chris Carlsson, e illustratrice del movimento (alcune sue creazioni sono usate ancora oggi) afferma di non partecipare più agli incontri. «Ogni tanto lo faccio ancora quando sono all’estero, per conoscere la gente del posto. Perché sono eventi in cui si socializza molto, un altro effetto positivo dello spostarsi in bici».

Per Mona Caron il movimento è riuscito a portare un cambiamento? «A San Francisco, dove abito, per lo meno sì», risponde. Anche se le rivoluzioni non sempre danno i risultati sperati. «Grazie ai nostri sforzi oggi le bici a San Francisco hanno il loro spazio. Ma il miglioramento delle condizioni delle strade e l’aumento di ciclisti è andato di pari passo con la gentrificazione. Gli artisti che all’epoca hanno dato il via alla Critical Mass oggi non possono più permettersi di vivere nello spazio che loro stessi hanno contribuito a rendere più vivibile».

E in Svizzera? Tra i gruppi che hanno risposto al nostro appello c’è la Critical Mass lucernese: «Apprezziamo che la Città metta a disposizione poliziotti per proteggerci durante i giri». Un segnale di tolleranza e collaborazione. A Sion «alcuni membri della politica hanno partecipato a più riprese agli eventi». Tutti i gruppi non sembrano mai aver avuto scontri con le autorità. Come ci indica la Polizia comunale zurighese, dove i partecipanti sono centinaia, «non sono mai stati necessari interventi».

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