Inquinamento

Dai rubinetti del 2,7% degli svizzeri esce acqua con troppi pesticidi

Secondo l’Associazione dei chimici cantonali (ACCS) la qualità è globalmente buona, anche se «a livello regionale sono necessari miglioramenti»

Dai rubinetti del 2,7% degli svizzeri esce acqua con troppi pesticidi
(foto archivio CdT)

Dai rubinetti del 2,7% degli svizzeri esce acqua con troppi pesticidi

(foto archivio CdT)

La qualità dell’acqua potabile in Svizzera, in termini di concentrazione di pesticidi o di loro residui, è globalmente buona. Il 2,7% della popolazione è però esposta a tenori superiori ai limiti di legge. Queste situazioni illegali hanno la loro origine nelle pratiche agricole.

«A livello regionale sono necessari miglioramenti», indica un rapporto dell’Associazione dei chimici cantonali svizzeri (ACCS) pubblicato oggi, ma datato 6 settembre. Lo studio, disponibile solo in tedesco e francese, intitolato «Prodotti fitosanitari nell’acqua potabile», produce i risultati di una campagna nazionale mirata sui pesticidi, che quest’anno è stata realizzata in modo coordinato in tutta la Confederazione e nel Liechtenstein. Alle analisi ha partecipato tra gli altri il Laboratorio cantonale ticinese.

Complessivamente tra aprile e maggio sono stati prelevati 296 campioni che, secondo l’ACCS, sono rappresentativi di quanto distribuito all’80% della popolazione. In totale, dodici campioni, tutti prelevati in regioni con attività agricola intensiva e associabili a circa il 2,7% della popolazione, hanno mostrato un superamento dei valori massimi di legge, la maggior parte dei quali dovuta a un prodotto di degradazione del clorotalonil.

Quest’ultimo è una sostanza attiva ammessa dagli anni ‘70 nei prodotti fitosanitari in qualità di fungicida ed è utilizzato nella coltivazione di patate, cereali, verdura, uva e piante ornamentali. I prodotti di degradazione possono giungere nelle acque sotterranee e dunque anche nell’acqua potabile.

Quest’anno le polemiche relative ai valori troppo elevati di residui di clorotalonil in diversi comuni svizzeri hanno reso attenta la Confederazione che da luglio, attraverso l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), sta valutando la possibilità di revocare l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari contenenti questo principio attivo. La decisione dovrebbe essere presa quest’autunno. Nel frattempo, all’inizio di agosto, l’USAV ha pubblicato una direttiva che impone ai Cantoni di intervenire nel caso in cui venisse superato un determinato valore limite.

Alla metà di agosto anche l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), che ha pubblicato un rapporto sulle osservazioni effettuate dal 2007 al 2016 sulle acque sotterranee, ha denunciato, tra le altre, varie contaminazioni da diversi metaboliti di clorotalonil. L’UFAM raccomandava varie contromisure, compresa l’eventuale rinuncia all’utilizzazione.

L’indagine sull’acqua di rubinetto dei chimici cantonali rivela anche che residui di antiparassitari, al di sotto del livello massimo, sono stati riscontrati in oltre la metà dei campioni, mentre prodotti di degradazione, per i quali non sono state fissate concentrazioni limite, sono stati trovati spesso. In tutti questi casi, sottolinea l’ACCS, l’acqua potabile è conforme ai requisiti della legislazione alimentare.

Sebbene il suo uso sia stato vietato da ormai sette anni, sono stati spesso rilevati residui dell’erbicida atrazina. I chimici cantonali constatano invece che l’erbicida non selettivo glifosato, al centro di una vertenza ormai mondiale, non costituisce un problema nell’acqua. Una parte dei campioni sono stati analizzati per identificare il prodotto e un suo residuo, che non sono mai stati rilevati.

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