Frontiere riaperte a un presunto jihadista

Giustizia

Il Tribunale amministrativo federale ha ritenuto insufficiente il presupposto al divieto di entrare in Svizzera

Frontiere riaperte a un presunto jihadista
Il Tribunale amministrativo federale a San Gallo. ©web

Frontiere riaperte a un presunto jihadista

Il Tribunale amministrativo federale a San Gallo. ©web

Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha annullato oggi la decisione di divieto di ingresso in Svizzera pronunciata dall’Ufficio federale di polizia (fedpol) contro un cittadino francese per la sua presunta radicalizzazione, in quanto è stato violato il diritto dell’interessato a consultare il dossier. Inoltre il TAF considera insufficiente il presupposto del divieto.

Il caso concerne un cittadino francese domiciliato in Francia con moglie e figli con nazionalità elvetica. L’uomo ha lavorato in Svizzera per diversi anni, in particolare presso la moschea del Petit-Saconnex a Ginevra.

Nel 2017, perde il suo impiego e il cantone di Ginevra rifiuta di rinnovargli l’autorizzazione frontaliera. Nel gennaio 2018, fedpol pronuncia nei suoi confronti un divieto di ingresso in Svizzera per una durata di cinque anni in quanto rappresenta una minaccia per la sicurezza interna della Svizzera a causa della sua radicalizzazione.

Documenti «occultati»

Il diritto svizzero prevede la possibilità di rifiutare a una parte la consultazione di certi documenti del dossier. Una eventuale restrizione del diritto di consultazione deve tuttavia essere giustificata da interessi importanti come l’interesse pubblico alla protezione delle fonti di informazioni e rispettare il principio della proporzionalità, ricorda il TAF.

In questo caso fedpol «non ha proceduto con la cautela necessaria quando ha occultato in modo eccessivo documenti pertinenti ai fini dell’esito della controversia, senza un’attenta considerazione degli interessi pubblici e privati», scrive il TAF nella sua decisione. «Ha rifiutato, senza motivo pertinente, di divulgare la valutazione effettuata da un collaboratore del Servizio di informazione della Confederazione (SIC) sulla minaccia che il ricorrente rappresenta per la sicurezza interna della Svizzera», prosegue.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cronaca
  • 1
  • 1