HIV: buone notizie, ma c’è ancora da fare

malattie sessualmente trasmissibii

Record negativo di diagnosi nel 2018 - Screening, trattamento precoce e profilassi hanno portato a un calo del 4,5% di casi dichiarati

HIV: buone notizie, ma c’è ancora da fare
©CdT/Archivio

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BERNA - (Aggiornato alle 16:55) Quella contro il virus HIV è una battaglia che in Svizzera sta dando i suoi frutti. Ora non bisogna abbassare la guardia. Il numero di diagnosi di contagio inerenti l’HIV - il virus dell’immunodeficienza umana - nel 2018 è continuato a scendere, raggiungendo un minimo storico: 425, in calo del 4,5% rispetto al 2017. In Ticino le diagnosi nel 2018 sono state 4,5 ogni 100.000 abitanti, esattamente tante quante quelle dell’anno precedente (in tutta la Svizzera da 5,3 diagnosi si è passati a 5). Le aree più colpite risultano essere i maggiori centri urbani, situati nelle gradi regioni di Zurigo e del Lemano. Quasi l’80% delle diagnosi riguardavano uomini, quasi quattro volte tante quelle che hanno coinvolto donne. Nella maggior parte dei casi si è trattato di contagi dovuti a sesso non protetto. La diminuzione delle diagnosi di HIV, le cui statistiche sono state presentate dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), è dovuta principalmente a un aumento del numero di persone ad alto rischio che si sottopongono al test e possono quindi iniziare prima il trattamento in caso di infezione. È possibile che anche la profilassi pre-esposizione (PrEP) abbia contribuito alla riduzione dei nuovi casi. Trattasi di un farmaco che permette alle persone sieronegative, esposte a un elevato rischio, di proteggersi contro il virus HIV.

Obbiettivo 2030

Nonostante le buone notizie, la prevenzione, ricorda l’UFSP, rimane comunque di vitale importanza. «In Svizzera abbiamo pur sempre ancora più di un nuovo caso al giorno», commenta Daniel Koch, responsabile del la Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP. Troppi. «A novembre - segnala - usciremo con una nuova campagna». Ulteriori dettagli non vengono ancora dati. La malattia, ricorda ancora l’UFSP, resta incurabile e necessita di un trattamento a vita. Solo attenendosi alle regole del «sesso sicuro» l’infezione potrà essere eliminata in Svizzera entro il 2030, l’obiettivo prefissato dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Gonorrea, sifilide e clamidiosi

Quanto ad altre malattie sessualmente trasmissibili, le autorità hanno registrato un aumento dei casi di gonorrea dell’11%, per un totale di 3.116 casi dichiarati nel 2018. L’incremento - assicurano - è dovuto però soprattutto a un ricorso più sistematico allo screening grazie alle campagne di sensibilizzazione.

Benché le ultime cifre possano portare a pensare che i casi di sifilide siano in crescita, l’UFSP tiene a sottolineare che la metodologia nell’analisi dei casi diagnosticati è tanto variata rispetto al passato che non ha senso paragonare gli ultimi dati a quelli passati. Anche l’aumento delle diagnosi di sifilide (dalle 8,8 diagnosi ogni 100.000 abitanti del 2017 si è passati alle 10,2 del 2018) è infatti dovuto a un nuovo metodo di conteggio che include anche i casi non confermati in laboratorio. Da analisi approfondite - spiega l’UFSP - risulta che negli ultimi tre anni il numero effettivo di nuove infezioni nel complesso sia rimasto stabile.

Anche i dati riguardanti la clamidiosi risultano invariati, con 11.102 casi dichiarati nel 2018. Si tratta di una novità poiché tra il 2000 e il 2016 i casi erano cresciuti in modo esponenziale passando da 2.000 a 11.000 all’anno.

In generale, come accennato, nella lotta a queste malattie è stata fatta una campagna di sensibilizzazione presso quei gruppi particolarmente a rischio. La comunità omosessuale, come spiega Koch, ma anche le prostitute. Nel caso di infezioni da clamidia, inoltre, nuovi strumenti a disposizione dei ginecologi avrebbe fatto aumentare il numero dei test effettuati sulle pazienti, portando a un incremento del numero di segnalazioni.

QUALCHE DATO IN PIÙ

L’età mediana di chi ha scoperto di essere sieropositivo: attorno ai 40 anni

Donne

Nel periodo preso in esame (gli ultimi cinque anni), l’età mediana al momento della diagnosi della sieropositività per le donne contagiate tramite rapporti eterosessuali non protetti (la causa più frequente di contagio) è di 39 anni.

Uomini

L’età mediana per gli uomini contagiati in seguito a rapporti eterosessuali non protetti

è di 43 anni. In caso di rapporti omosessuali a rischio (la causa più frequente presso i pazienti di sesso maschile) è di 36 anni.

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