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«I 50 franchi non bastano, vogliamo anche gli interessi»

Per le associazioni svizzere dei consumatori la somma forfettaria prevista dal Governo per i rimborsi dell’IVA pagata sul canone radiotelevisivo dal 2010 al 2015 non è sufficiente

«I 50 franchi non bastano, vogliamo anche gli interessi»
(Foto Maffi)

«I 50 franchi non bastano, vogliamo anche gli interessi»

(Foto Maffi)

BERNA - Ogni economia domestica e ogni collettività assoggettate al canone radiotv riceverà 50 franchi. Una somma forfettaria proposta dal Consiglio federale per rimborsare ai consumatori l’IVA riscossa in eccesso da Billag fra il 2010 e il 2015. Il Governo ha inviato in consultazione una legge per rendere possibile l’indennizzo, senza la necessità da parte dei consumatori di richiedere il rimborso. Le associazioni dei consumatori accolgono favorevolmente questo passo, ma chiedono che oltre ai 50 franchi vengano pagati anche gli interessi generati dal ritardo del risarcimento, come stabilito dal Tribunale federale lo scorso autunno.

Lo scorso novembre, infatti, l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana e le altre organizzazioni dell’Alleanza dei consumatori (la Fédération romande des consommateurs e la Stiftung für Konsumentenschutz) hanno incassato una vittoria di fronte al Tribunale federale sulla causa che li opponeva all’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) sulla questione del rimborso dell’IVA. L’Alta corte ha limitato i rimborsi al periodo fra il primo gennaio 2010 e il 15 giugno 2015: i rimborsi per versamenti effettuati prima del 2010 sono caduti in prescrizione; indennizzi per il periodo che segue il 15 giugno 2015 non possono essere effettuati in quanto a questo punto l’IVA sul canone non veniva già più riscossa.

Oltre alla sentenza della corte di Losanna con una mozione il Parlamento ha chiesto all’Esecutivo che l’indennizzo a venga esteso a tutte le economie domestiche. La decisione del Governo risponde quindi a tutte queste azioni.

La creazione di una base legale è necessaria affinché tutte le economie domestiche di tipo privato e le collettività possano beneficiare del rimborso. La nuova base legale sarà in consultazione fino al 5 di agosto. L’accredito - previsto dal 2021 - dovrebbe venir effettuato su una fattura del nuovo organo di riscossione Serafe (che ha sostituito Billag da quest’anno). Il rimborso non vale per le aziende.

L’ammontare restituito è stato calcolato in base alla somma totale dell’IVA incassata dal 2010 al 2015 (165 milioni di franchi) ripartita sul numero di economie domestiche di tipo privato e collettività aventi diritto (circa. 3,4 milioni). Le minori entrate saranno compensate con mezzi della Cassa federale.

«Nella sentenza del Tribunale federale si indicava che l’IVA pagata in eccesso doveva essere rimborsata con gli interessi: 5% all’anno. Oltre ai 50 franchi chiediamo quindi che venga restituita anche questa somma», afferma André Bähler, della Stiftung für Konsumentenschutz. È ancora da chiarire per quanti anni questi interessi debbano essere calcolati. Se dal 2010 fino al primo rimborso effettuato da Serafe (probabilmente nel 2021) o su un lasso di tempo più breve. Sulla questione le associazioni a favore dei consumatori non hanno una risposta chiara. Ora sta al Governo affrontare la fase di consultazione e presentare in seguito al Parlamento un messaggio che tenga conto delle nuove richieste. «La lezione da trarre riguarda le tempistiche dell’intero processo», aggiunge Laura Regazzoni, segretaria generale dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana.

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