Il capo di Uber minaccia: «Potremmo lasciare la Svizzera»

Trasporti

Dopo la decisione contraria all’azienda a Ginevra, il direttore della succursale elvetica, Steve Salom, sostiene che non accetterà mai di considerare gli autisti dei dipendenti

Il capo di Uber minaccia: «Potremmo lasciare la Svizzera»

Il capo di Uber minaccia: «Potremmo lasciare la Svizzera»

Uber «minaccia» il ritiro delle sue attività dalla Svizzera se l’azienda dovesse essere definita come il datore di lavoro degli autisti che utilizzano la piattaforma. Secondo il direttore generale di Uber Svizzera, Steve Salom, si tratta di una linea rossa che la Confederazione non deve oltrepassare.

La multinazionale statunitense, che offre servizi di trasporto attraverso un’applicazione mobile, si trova confrontata a una spinosa questione: da tempo autorità e sindacati fanno pressioni per fare in modo che Uber venga considerata come un’impresa di trasporti, i cui conducenti devono essere trattati come dei veri e propri dipendenti e non come partner.

In un’intervista pubblicata oggi sulla NZZ am Sonntag, Salom ribadisce che nel caso in cui le autorità giudiziarie imponessero a Uber lo status di datore di lavoro, «non ci sarebbero alternative, non potremo più operare qui». Il numero uno della filiale elvetica della nota app ha aggiunto che non verranno mai assunti autisti, poiché ritiene che Uber sia e rimanga una piattaforma. «Questo è il nostro DNA e ciò che ci distingue», sottolinea. Attualmente Uber è presenta a Zurigo, Basilea, Losanna e Ginevra, sebbene il cantone di quest’ultima abbia deciso lo scorso novembre di vietare all’azienda di continuare la sua attività alle condizioni attuali. La piattaforma ha già deciso di fare ricorso.

Secondo il consigliere agli Stati Ruedi Noser (PLR/ZH), citato dal domenicale, il problema risiede nel diritto del lavoro elvetico, che non regolamenta le aziende-piattaforma come Uber. «Se si paga uno stipendio in Svizzera o si è datori di lavoro oppure indipendenti. Non vi è nulla nel mezzo», sostiene Noser, che accusa la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) di mancanza di visione. «Non vuole che la Svizzera sia produttiva», sostiene.

La creazione di un terzo statuto, a metà strada tra i salariati e gli indipendenti, è però stato ostacolato fortemente da Unia: il sindacato ritiene che esso potrebbe rimettere in questione la copertura sociale degli impiegati e introdurrebbe un’estrema insicurezza giuridica.

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