La libera circolazione non mette al riparo dall’espulsione

TRIBUNALE FEDERALE

Lo ha stabilito il TF in una sentenza nei confronti di uno spagnolo condannato per traffico di droga

La libera circolazione non mette al riparo dall’espulsione
(Foto Zocchetti)

La libera circolazione non mette al riparo dall’espulsione

(Foto Zocchetti)

LOSANNA - L’espulsione di uno spagnolo condannato per traffico di droga potrà avvenire nonostante l’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE. In ambito penale, le restrizioni ai diritti riservati dal trattato ai cittadini europei possono essere interpretate in modo più ampio rispetto all’ambito economico secondo la legge sugli stranieri, rileva il Tribunale federale in una sentenza di principio pubblicata oggi.

Nel domicilio del ricorrente erano stati trovati 590 grammi di cocaina tagliata con altre sostanze. La giustizia zurighese aveva condannato lo spagnolo per violazione della legge sugli stupefacenti a 19 mesi di carcere, in parte con la condizionale, e aveva disposto l’espulsione dal territorio svizzero per sette anni, trattandosi di un reato per cui secondo il Codice penale tale misura è obbligatoria (art. 66a).

Nella sentenza di principio pubblicata oggi, il Tribunale federale (TF) si pronuncia sulla conformità del provvedimento di espulsione con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) in vigore tra Svizzera ed Unione europea. L’Allegato I, art. 5, cap. 1 del trattato statuisce che i diritti conferiti dalle disposizioni dell’accordo «possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità».

Interpretazione più ampia

I supremi giudici di Losanna ritengono che questa disposizione non debba essere interpretata in modo restrittivo in ambito penale. Infatti, l’ALCP è innanzitutto un accordo di natura economica e non penale.

In una precedente sentenza resa nel novembre 2018 il TF aveva già stabilito che il soggiorno in Svizzera di cittadini UE rimane condizionato a un comportamento conforme al diritto.

I giudici federali menzionano anche la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Questa concede agli Stati contraenti una autonomia nell’interpretazione dell’articolo 5 cap. 1 dell’ALCP, ma impone severi limiti. Anche la giurisprudenza del Tribunale federale riflette questa severità quando si tratta di limitare la libera circolazione delle persone. Tuttavia, l’alta corte di Losanna se ne distanzia espressamente per quanto riguarda il diritto penale.

Via da seguire per i giudici

Con questa sentenza di principio, il TF indica ai giudici penali la via da seguire nei casi che si presenteranno in futuro. I magistrati dovranno in ogni singolo caso esaminare concretamente se l’ALCP si oppone a una espulsione. Si tratta per l’essenziale di esaminare la proporzionalità tra l’azione dello Stato e la restrizione alla libera circolazione.

Il criterio centrale - afferma il TF - è quello della gravità della messa in pericolo dell’ordine, della sicurezza e della sanità pubblici, come pure del bene comune, tramite la volontà criminale manifestata con atti che giustificano una espulsione secondo il catalogo del Codice penale.

Nel caso in esame, concludono i giudici di Losanna, l’ALCP consentiva al ricorrente spagnolo di entrare in Svizzera per esercitarvi una attività economica. Rendendosi colpevole di un traffico di droga qualificato, egli si è tuttavia assunto coscientemente il rischio di perdere il suo diritto di soggiorno.

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