«La Svizzera, un mercato attraente per le bombe fai-da-te»

Minaccia

Fedpol stila un bilancio del 2018 e della lotta alla criminalità, dai reati finanziari alla tratta di esseri umani, dal terrorismo alla cibercriminalità

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BERNA - Acetone, perossido d’idrogeno o nitrati. Tutti facilmente reperibili sugli scaffali dei negozi (in Svizzera) e, apparentemente, innocui. Sono però gli ingredienti usati dai terroristi per realizzare esplosivi.

Queste sostanze sono in parte vietate nei paesi limitrofi (già nel 2014 l’Unione europea ne ha disciplinato l’uso e la vendita) e questo fa della Svizzera, dove sono rintracciabili liberamente nei negozi, un paese attraente per i terroristi. Per questo il Consiglio federale, consapevole dei rischi, ha posto in consultazione alla fine del 2017 un avamprogetto di legge che mira a limitare l’accesso a questi prodotti, conosciuti come precursori di esplosivi.

Un primo passo è stato fatto però in materia di sensibilizzazione. Gli operatori del settore sono stati sensibilizzati e hanno la possibilità di segnalare all’Ufficio federale di polizia (fedpol) ogni transazione sospetta, o sparizione o furto di precursori di esplosivi. Può essere il caso di un cliente in una farmacia grigionese vicino alla frontiera con l’Austria che domanda un litro e mezzo di perossido d’idrogeno con concentrazione al 35%: la proprietaria della farmacia ha la prontezza di porgli delle domande sull’uso che intende farne e di annotarne le generalità. L’uomo, un cittadino tedesco, viene appositamente in Svizzera per acquistare questo prodotto, la cui vendita è vietata nel suo Paese: le spiega di essere un cacciatore e di averne bisogno per sbiancare dei trofei di caccia. Subito dopo avergli venduto il prodotto, la farmacista segnala la transazione a fedpol che potrà così eseguire le verifiche del caso.

“I risultati – si legge nel rapporto 2018 di fedpol, divulgato questa mattina, che s’incentra anche sulle tracce lasciate dai criminali sul web – sono positivi: dall’introduzione delle misure immediate nel 2016, fino alla fine del 2018 fedpol ha ricevuto complessivamente ben 48 segnalazioni correlate a transazioni sospette. Più di un terzo di queste segnalazioni ha richiesto verifiche approfondite. La collaborazione tra fedpol e i suoi partner, le polizie cantonali, l’Amministrazione federale delle dogane e le autorità estere si è intensificata”.

Sono 106 i divieti d’entrata spiccati dall’autorità federale nel 2018 (44 in meno rispetto all’anno precedente). Di questi 78 sono legati al terrorismo. Cinque invece le espulsioni (erano 13 nel 2017), di cui tre eseguite e due non possibili. “Nei confronti dei cittadini stranieri la Svizzera agisce con fermezza: a chi rappresenta una minaccia per la sicurezza interna è vietato sistematicamente l’ingresso nel Paese. Per chi si trova già in Svizzera è prevista invece l’espulsione. Per i cittadini svizzeri o le persone che non possono essere espulse in quanto rischierebbero di essere uccise o torturate nei Paesi d’origine (come nel caso di cinque persone, tutte originarie dell’Iraq), restano tuttavia alcuni interrogativi: come gestire i rischi legati alla loro radicalizzazione? È possibile una loro riabilitazione? Se sì, in che modo?”, recita il rapporto di fedpol. “Tali questioni assumono oggi un’importanza particolare alla luce della situazione in Siria e in Iraq, dove lo «Stato islamico» ha perso terreno e numerosi combattenti e le loro famiglie sono detenuti all’interno di campi, in parte controllati dalle forze irachene o siriane oppure in mano alle milizie curde. Tra i prigionieri vi sono anche alcuni cittadini svizzeri insieme ai loro figli. Se dovessero far ritorno in Svizzera, sarebbe necessario (pre)occuparsi anche di loro, in aggiunta ai soggetti radicalizzati che non si sono mai mossi dal Paese. Da qui l’importanza di disporre di misure e strumenti adeguati”.

L’identikit del jiadista

L’analisi si concentra sui soggetti comparsi in indagini di polizia o istruzioni penali condotte sul jihadismo tra il maggio 2012 e la fine del 2018. Si tratta di jihadisti partiti o desiderosi di partire verso una zona di conflitto: principalmente in Siria o in Iraq. Come riporta il documento, non sono tutti combattenti, vi sono anche accompagnatori o viaggiatori che intendono sostenere lo «Stato islamico» o «Al-Qaïda» in altro modo (sostegno ideologico, logistico ecc.). Alcuni di loro non sono mai partiti, altri sono tornati in Svizzera o sono deceduti sul posto, altri ancora stanno tuttora combattendo o sono tenuti prigionieri. Il fenomeno dei viaggiatori della jihad riguarda tutta la Svizzera. La distribuzione geografica dei soggetti analizzati rispecchia più o meno la ripartizione linguistica della Svizzera: circa due terzi sono svizzerotedeschi, più di un terzo sono romandi e la quota restante è originaria della Svizzera italiana. Tuttavia, i centri e gli agglomerati urbani sono nettamente più interessati dal fenomeno rispetto alle regioni rurali. La stragrande maggioranza è composta da uomini (oltre l’80 %), attualmente di età compresa tra i 20 e i 54 anni; un quarto di essi ha meno di 25 anni. L’età media è di 32 anni. Circa la metà dei soggetti analizzati sono svizzeri, la metà dei quali sono in possesso della doppia cittadinanza. Il 60% di tutte le persone analizzate è nato all’estero. Si tratta di immigrati di prima generazione, la cui radicalizzazione, stando alle informazioni disponibili, è avvenuta prevalentemente in Svizzera.

Quello del terrorismo non è però l’unico fronte su cui agisce fedpol, con i suoi 945 collaboratori e collaboratrici per prevenire la criminalità. Tra i fenomeni combattuti spicca l’infiltrazione di organizzazioni mafiose nelle strutture statali. Da qui la necessità anche di prevenire la corruzione, che comporta uno spreco di denaro pubblico, costituisce un freno all’innovazione e mina la fiducia nello Stato di diritto e nelle sue istituzioni. “Il corruttore – scrive fedpol nel suo bilancio - agisce in maniera subdola, omaggiando la vittima di piccoli regali senza chiedere nulla in cambio. Cosicché la vittima, costretta a un certo punto a sdebitarsi, viene meno ai suoi doveri, sfociando nell’illecito. Nepotismo e clientelismo vanno a braccetto”.

Reati economici

Ci sono poi i reati di natura economica, come la truffa o il riciclaggio di denaro che richiedono innumerevoli sforzi da parte degli inquirenti. Tra gli ostacoli riscontrati nelle indagini per l’individuazione di patrimoni per esempio anche l’esistenza in Svizzera di oltre 300 uffici del registro fondiario e la mancanza di un sistema centralizzato. Nel documento si ricordano pure l’impegno degli specialisti dell’Ufficio centrale Moneta falsa in seno a fedpol e le sfide per le autorità di perseguimento penale, sovente confrontate a truffe in internet e al mondo della cibercriminalità, che impongono anche una proficua collaborazione con le forze investigative e con le autorità cantonali, nazionali e internazionali.

Il caso Ju-Air

Tra i casi che hanno segnato il 2018 di fedpol, anche la caduta dello Ju-Air, a inizio agosto, quando persero la vita 20 persone. La stessa settimana l’Ufficio federale di polizia era stato coinvolto nel caso di un agguato a un gruppo di ciclisti in Tagikistan nel corso del quale erano morti quattro turisti, tra cui un cittadino svizzero. Il sabato successivo due eventi scuotono le cronache elvetiche: la mattina un piccolo aereo da turismo precipita a Hergiswil causando la morte di quattro persone, il pomeriggio, nello schianto dello JU-52 verificatosi nei Grigioni, perdono la vita 20 persone, da identificare e le cui salme, nel caso dei passeggeri stranieri, sono da rimpatriare. L’aereo era partito da Locarno con destinazione Dübendorf. Il tragico evento ha previsto, oltre al lavoro coordinamento con l’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) e Skyguide per la chiusura dello spazio aereo, il coinvolgimento del Dipartimento federale degli affari esteri, l’informazione agli addetti di polizia esteri, il sostegno al responsabile d’intervento della polizia cantonale, la mobilitazione del DVI Team (Disaster Victim Identification Team Svizzera), il coordinamento del centro di crisi istituito a Flims, il recupero dei dati biometrici delle vittime svizzere, la messa a disposizione alla polizia grigionese dei dati forniti dalle autorità austriache e l’organizzazione della conferenza stampa per chiarire i contorni della vicenda.

Nuovi spazi per fedpol

A questo si aggiungono i preparativi per il trasloco dell’Ufficio federale di polizia in nuovi spazi, in Guisanplatz 1, a Berna. Il centro, denominato “New Guisan” non è un centro amministrativo come tutti gli altri: “Accoglierà fedpol, un’autorità di polizia a tutti gli effetti. Un’autorità di perseguimento penale operativa che interroga sospettati, tratta dati sensibili ed è disponibile 24 ore su 24”, si legge in una nota.

Gli edifici di Guisanplatz 1, costruiti in più fasi, rappresentano il più grande progetto edile della Confederazione finora attuato, con un totale di 4.000 postazioni di lavoro. Il committente dei lavori è l’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL). A partire dalla metà del 2019, tre edifici accoglieranno circa 2.000 collaboratori di fedpol, del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), dell’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse) e dell’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP). Gran parte delle sedi finora utilizzate da fedpol a Berna saranno dunque dismesse. fedpol e l’MPC saranno riuniti in un unico edificio. Per la prima volta, le autorità di perseguimento penale della Confederazione lavoreranno quindi sotto lo stesso tetto. “Il nuovo centro amministrativo – si legge nel rapporto – diventerà la sede principale della polizia federale dotato di centrale operativa, sale per interrogatori e celle. Qui gli specialisti analizzeranno tracce di DNA e impronte digitali. Qui gli informatici forensi e gli inquirenti nell’ambito della cibercriminalità lavoreranno su dispositivi sequestrati durante perquisizioni domiciliari. Qui saranno conservati mezzi di prova confiscati nel quadro di procedimenti penali, si otterranno riscontri positivi da ricerche europee e saranno messe a disposizione speciali sale di conduzione e d’intervento per garantire l’operatività 24 ore su 24 in caso di situazioni particolari e straordinarie”

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