"L'Appello del rapinatore di Thun dev'essere riesaminato"

Il ricorso era stato presentato con due settimane di ritardo e la giustizia bernese aveva respinto il caso, ma ora dovrà analizzarne i motivi

"L'Appello del rapinatore di Thun dev'essere riesaminato"

"L'Appello del rapinatore di Thun dev'essere riesaminato"

LOSANNA - La giustizia bernese dovrà verificare che un italiano 74enne, condannato in giugno a sette anni e mezzo di prigione per una brutale rapina commessa a Thun (Canton Berna) nel settembre del 2016, sia stato correttamente difeso. Secondo il Tribunale federale (TF) la giustizia non poteva rifiutare di entrare in materia senza esaminare il motivo per cui l'appello fosse giunto in ritardo.

Il verdetto era stato pronunciato il 6 giugno 2018 dal Tribunale regionale di Thun. La domanda d'appello era arrivata al Tribunale cantonale il 23 luglio, ossia oltre due settimane dopo la scadenza del termine di ricorso. La giustizia aveva quindi rifiutato di entrare in materia.

Nel suo ricorso al Tribunale federale il rapinatore spiega che la sua avvocata lo ha abbandonato e non l'ha assistito nella procedura d'appello. "Il suo comportamento è incomprensibile. Non si capisce cosa dica e cosa faccia", conclude il ricorrente.

In una sentenza pubblicata oggi, l'alta corte constata che l'italiano chiedeva nella sua lettera di ricorso inoltrata alla giustizia bernese la sostituzione della sua legale in quanto aveva perso la fiducia in lei. Invitata a pronunciarsi, l'avvocata aveva espresso lo stesso desiderio dal momento che qualsiasi collaborazione con il suo cliente era diventata impossibile.

Per i giudici di Mon Repos, il fatto che il difensore d'ufficio non abbia fatto appello per tempo non permette in sé di rimettere in questione il modo in cui esercita il suo compito. Tuttavia viste le critiche mosse dal ricorrente, il Tribunale cantonale avrebbe dovuto esaminare il motivo per cui il suo appello non fosse giunto in tempo e se ciò fosse dovuto a un comportamento inadeguato dell'avvocata.

Il Tribunale federale ha quindi annullato la decisione sull'entrata in materia del Tribunale cantonale bernese e rinviato la causa affinché esamini le ragioni del ritardo.

L'italiano nel giugno scorso è stato riconosciuto colpevole di rapina, sequestro di persona e coazione sessuale. Nel settembre 2016 l'uomo si era presentato al domicilio della proprietaria di una gioielleria di Thun, impugnando una pistola-giocattolo del tutto simile ad una Beretta. Il rapinatore legò la donna, il marito e la figlia, minacciando di uccidere tutti e tre e riuscì ad impossessarsi di gioielli per un valore di 70'000 franchi. In seguito somministrò alle sue vittime dei calmanti e abusò della figlia. Si fece quindi accompagnare nella gioielleria, dove mise le mani su altri preziosi.

Dopo l'arresto dell'italiano in Spagna, dove aveva provato a vendere il bottino, un test del DNA ha rilevato che l'uomo sarebbe implicato nell'uccisione di una ottantenne di Küsnacht (Canton Zurigo) avvenuta oltre 20 anni fa. La donna era stata ritrovata senza vita nella lavanderia della sua abitazione a Küsnacht, sulla "costa dorata" del lago di Zurigo, il 4 luglio del 1997.

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