La rivelazione

«Le banche svizzere pagavano per proteggere gli evasori fiscali»

Secondo l’ex presidente della direzione di Credit Suisse e di UBS Oswald Grübel: «Gli informatici ricattavano regolarmente gli istituti, con 100 mila franchi si dimenticava la questione»

 «Le banche svizzere pagavano per proteggere gli evasori fiscali»
(foto CdT)

«Le banche svizzere pagavano per proteggere gli evasori fiscali»

(foto CdT)

ZURIGO - In passato le banche svizzere sono state regolarmente ricattate da loro dipendenti informatici e hanno pagato affinché non circolassero delicate informazioni sui loro clienti evasori del fisco. Lo rivela Oswald Grübel, il celebre manager che partito da condizioni difficili - era orfano nella DDR - ha scalato fino ai piani alti del potere bancario elvetico, arrivando ad essere il numero uno dapprima di Credit Suisse e poi di UBS.

«È incredibile quanto rapidamente le pressioni straniere abbiano polverizzato il segreto bancario», afferma Grübel in un’intervista pubblicata oggi dal Blick. «Si sarebbe dovuto prevederlo. Negli anni precedenti la crisi, il personale informatico ricattava regolarmente i dirigenti delle banche, rubando CD contenenti dati di evasori fiscali. Si pagavano 100’000 franchi e la questione veniva dimenticata. Questo non è diventato di dominio pubblico allora».

Nel frattempo gli istituti sono in difficoltà, cosa che si riflette anche in borsa. Secondo Grübel comunque i corsi azionari delle grandi banche (-32% UBS negli ultimi 12 mesi, -37% Credit Suisse) non sono scesi perché le società hanno subito perdite, bensì perché la gran parte degli investitori ritiene che in futuro potranno conseguire solo utili moderati. «Non si può fare di più, se ci si limita a prestare soldi e a gestire l’amministrazione patrimoniale in Asia». In entrambi i settori i margini sono limitati.

Il comparto investment banking, dove i margini sono più elevati, è stato invece lasciato agli americani, che operano oggi con molta più coscienza che prima della crisi: «offrono ai loro operatori meno incentivi esagerati e hanno introdotto un sistema di controllo migliore», sostiene il 75.enne. Gli istituti elvetici non possono fare concorrenza, perché le persone migliori hanno già lasciato le banche elvetiche.

Grübel - che ha trascorso i primi anni di vita nell’allora Germania dell’est, prima di scappare all’ovest nel 1952 all’età di otto anni - dice di capire la frustrazione del personale di banca interessato dall’ondata di digitalizzazione. «Ogni volta che c’è un cambiamento nella storia qualcuno soffre. E nelle banche è chiaro che si risparmia inizialmente sui livelli gerarchici inferiori: in ultima analisi sono coloro che siedono in cima a prendere le decisioni e nessuno fa economie presso se stesso. Ma alla fine la situazione interesserà anche i dirigenti. Per anni, la rigida gerarchia nelle banche serviva soprattutto a controllare il lavoro nei vari dipartimenti. I controlli possono ora essere assunti dai computer».

L’ex presidente della direzione di Credit Suisse (2003-2007) e di UBS (2009-2011) si sente comunque di consigliare ancora un tirocinio in banca. «Quando ho iniziato il mio apprendistato bancario all’inizio degli anni 60 non ne avevo voglia ed era malvisto. Ma i miei tutori legali» - Grübel è cresciuto come orfano: i genitori sono morti nella Seconda guerra mondiale - «pensavano che io avessi un futuro più sicuro in banca. Ma ho capito subito che si ha a che fare con tutto in banca: chi vuole capire il comportamento umano, la politica, la psicologia di massa lo impara in una banca. Tutto ciò che accade in un’economia finisce per passare in ultima analisi attraverso la banca».

Oggi stando al Blick Grübel si limita ad amministrare il suo denaro: sull’arco di un mese per tre settimane è in Svizzera, mentre per una settimana vive vicino a Marbella, in Andalusia.

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