Le vittime di reati devono essere informate sulla scarcerazione dei colpevoli

Tribunale federale

L’Alta corte di Losanna è stata chiamata per la prima volta a esprimersi sulla questione

Le vittime di reati devono essere informate sulla scarcerazione dei colpevoli
Foto Carlo Reguzzi

Le vittime di reati devono essere informate sulla scarcerazione dei colpevoli

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BERNA - Le vittime di reati e i loro famigliari hanno il diritto di essere informati quanto i colpevoli vengono scarcerati. Lo ha deciso il Tribunale federale, chiamato par la prima volta ad esprimersi su un caso del genere. L’Alta Corte ha respinto il ricorso di una donna condannata per complicità in assassinio. Quest’ultima era stata condannata a sei anni di detenzione nel 2015 per essere stata coinvolta nell’omicidio di suo genero, ucciso da un sicario nel 2008 mentre dormiva nel suo appartamento.

Lo scorso anno, la madre dell’uomo ha chiesto al Servizio ginevrino di esecuzione delle pene (SAPEM) di essere informata al momento della scarcerazione della consuocera allo scopo di evitare incontri fortuiti.

Il SAPEM ha accettato di informare la donna per quel che concerne la scarcerazione o una eventuale evasione. Il ricorso della consuocera è stato respinto dalla giustizia ginevrina.

Si è così giunti al Tribunale federale che ha anch’esso respinto il ricorso. I giudici di Mon Repos ricordano che il Codice penale conferisce alla vittima e ai suoi famigliari il diritto all’informazione sull’esecuzione della pena dell’autore del reato. Solo un interesse preponderante del condannato consente di impedire la comunicazione di tali informazioni.

Nel caso concreto, il TF ha sottolineato che la possibilità di un incontro fortuito tra le parti è proprio uno dei motivi principali che hanno portato all’adozione di questa disposizione, entrata in vigore il 1° gennaio 2016. I giudici hanno altresì respinto l’interpretazione della ricorrente secondo cui la trasmissione di informazioni è giustificata solo in caso di «comportamento negativo» della persona condannata, per esempio in caso di minacce. Per il Tribunale federale, tale requisito non è previsto dalla legge, né emerge dalla volontà del legislatore.

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