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Lotta al lavoro nero: avviata un’inchiesta per corruzione

Fra gli infagati anche un impiegato incaricato del controllo dei cantieri edili dell’Associazione interprofessionale delle commissioni paritetiche giurassiane

Lotta al lavoro nero: avviata un’inchiesta per corruzione
Foto Maffi

Lotta al lavoro nero: avviata un’inchiesta per corruzione

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PORRENTRUY (JU) - La procura giurassiana ha avviato un’istruttoria contro diverse persone sospettate di corruzione nell’ambito della lotta al lavoro nero nell’edilizia. Fra le persone implicate figura un impiegato incaricato del controllo nei cantieri, indica oggi il Ministero pubblico cantonale.

Gli illeciti in questione sono avvenuti tra l’inizio del 2018 e l’inizio dello scorso aprile, per una somma complessiva inferiore a 10’000 franchi.

Il controllore dei cantieri è un impiegato dell’Associazione interprofessionale delle commissioni paritetiche giurassiane, che su mandato del cantone contrasta il lavoro nero. È accusato di corruzione attiva e favoreggiamento.

Avrebbe sollecitato e ottenuto denaro da parte di tre impresari attivi nel canton Giura, uno dei quali con base nel canton Vaud. In cambio prometteva di non esaminare i loro cantieri oppure di avvisare per tempo in caso di controllo.

L’ispettore è anche accusato di aver utilizzato un intermediario per ottenere denaro da uno dei tre imprenditori edili, contro la promessa di ridurre la sua ammenda nell’ambito di una rettifica fiscale oggetto di un’indagine della Procura.

Uno dei tre impresari ha fatto lavorare alcuni operai in situazione irregolare su un cantiere senza subire conseguenze. Due degli imprenditori ammettono di essere stati interpellati dall’ispettore e e di avergli concesso un prestito; l’altro nega qualsiasi pagamento, ma ammette di essere stato sollecitato a tale fine.

Tutti e tre sono accusati di corruzione attiva, così come l’intermediario. Sono passibili di una pena pecuniaria o anche di una detentiva fino a cinque anni.

Oltre a loro, un funzionario del fisco è accusato di violazione del segreto d’ufficio. Verso la fine del 2016 avrebbe avvisato l’impresario sotto indagine fiscale che la procura aveva aperto un dossier nei suoi confronti. Rischia fino a tre anni di detenzione.

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