Neuchâtel

Ma sono stati abusi sessuali o era una ricerca?

L’ex capo del Servizio cantonale per la formazione post obbligatoria neocastellano Laurent Feuz mantiene la sua versione

 Ma sono stati abusi sessuali o era una ricerca?
Foto Carlo Reguzzi

Ma sono stati abusi sessuali o era una ricerca?

Foto Carlo Reguzzi

NEUCHÂTEL - Indagato per tentati atti sessuali con fanciulli e pornografia, l’ex capo del Servizio cantonale per la formazione post obbligatoria neocastellano, Laurent Feuz, mantiene la sua versione dei fatti: in una intervista pubblicata oggi - giovedì - dal quotidiano regionale «Arcinfo» sostiene di aver agito per motivi esclusivamente scientifici. Feuz era stato fermato lo scorso 4 aprile, alle sei del mattino, in un parcheggio di La Chaux-de-Fonds, mentre si recava al lavoro. Il 10 maggio la notizia delle sue dimissioni immediate «per ragioni personali», il 13 quella di una inchiesta penale a suo carico.

Il 46.enne Feuz è accusato di tentati atti sessuali con fanciulli per aver scambiato messaggi prima su un sito internet d’incontri e poi su WhatsApp con quella che credeva essere la quattordicenne «Tamara», mentre in realtà era un agente della polizia giudiziaria federale sotto copertura. L’accusa più grave è però quella di pornografia: gli inquirenti hanno trovato a casa sua foto illecite, di bambini in particolare.

Riguardo alla prima imputazione, nell’intervista ad «Arcinfo», l’ex alto funzionario afferma che il suo era un esperimento scientifico, condotto con intenti professionali: lo scopo era di «riflettere a un contenuto di formazione» rivolto ai docenti sul comportamento degli adolescenti sulle reti sociali. «Volevo vedere fino a che punto fosse capace di proteggersi, per testare l’efficacia della prevenzione», sostiene Feuz per giustificare le domande di carattere sessuale poste a «Tamara».

L’ex alto funzionario spiega di non aver avvertito «la gerarchia» o i colleghi di lavoro delle sue ricerche perché, «quale capo servizio, devo arrivare con soluzioni». Egli spera ora di poter convincere la consigliera di Stato Monika Maire-Hefti, responsabile socialista del Dipartimento dell’educazione e della famiglia, quando avrà «l’occasione di spiegarsi».

Per quanto riguarda l’accusa di pornografia, Feuz spiega che le foto trovate su una chiave USB nel corso di una perquisizione a casa sua risalgono al 2006 e che pensava di averle cancellate. «Anche in questo caso - sostiene - tali foto si iscrivono nell’ambito di un’azione di prevenzione legata ai pericoli delle chat su internet, che avevo condotto quando ero direttore di scuola. Ignoro quante ce ne siano. Per me questo materiale non esisteva più».

«Arcinfo» scrive che nell’entourage professionale di Feuz «è costernazione»: i colleghi più vicini lo credevano in congedo malattia a causa di un burn-out. Tutti rifiutano le spiegazioni da lui avanzate, aggiunge il giornale. «Un esperimento scientifico? Nessuno ci crede» riassume un collega interpellato.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Cronaca
  • 1