“Nessun indizio di attacchi terroristici”

Le parole di Simonetta Sommaruga riguardo l'allerta a Ginevra, che malgrado l'allarme non modifica la vita quotidiana - Stefano Piazza sulla dichiarazione allarmista di Rouiller: "Irresponsabile"

“Nessun indizio di attacchi terroristici”

“Nessun indizio di attacchi terroristici”

GINEVRA - Il livello di allarme è stato mantenuto elevato a Ginevra anche oggi, ma la vita quotidiana prosegue normalmente il suo corso. "Ginevra non è nella stessa situazione di Bruxelles", ha d'altronde sottolineato in un'intervista il consigliere di Stato responsabile della sicurezza, Pierre Maudet.

"Il livello di minaccia è effettivamente aumentato di un gradino (un livello 3 su un massimo di 5) quando la Confederazione ci ha trasmesso mercoledì informazioni sulla presenza a Ginevra di diverse persone sospettate di essere legate allo Stato islamico", ha spiegato il consigliere di Stato. "Questo innalzamento del grado di vigilanza ci obbliga a comunicare le ragioni del dispiegamento visibile dei poliziotti. Non possiamo tuttavia affermare che è stato sventato un attentato", ha precisato.

Questa mattina, gli agenti erano effettivamente numerosi alla stazione FFS di Cornavin, ma la gente si è recata al lavoro come un giorno normale. Nemmeno ai valichi doganali, nonostante un'accresciuta sorveglianza, la circolazione è stata più difficile del solito.

Le autorità ginevrine hanno d'altronde deciso di mantenere tutte le manifestazioni pubbliche previste durante il fine settimana nel quadro delle commemorazioni dell'Escalade, quando i Savoiardi hanno tentato invano di conquistare la città nel 1602.

Stamani si è svolto senza incidenti anche il tradizionale corteo carnevalesco dei liceali, al quale hanno partecipato tra i 2000 e i 3000 ragazzi. Soltanto il dispositivo di sicurezza era più visibile rispetto agli anni precedenti.

Il livello di guardia sarà mantenuto "finché la minaccia non scomparirà", ha precisato Maudet nell'intervista concessa a Le Temps. Interrogato su eventuali arresti legati alle informazioni provenienti da Berna, il consigliere di Stato ha indicato che "la questione è di competenza del Ministero pubblico ginevrino", che ieri ha aperto un'inchiesta per atti preparatori punibili. Da allora, nessuna informazione è trasmessa alla stampa.

Ad esempio, non è tuttora confermato il numero delle persone ricercate, che diversi media situano tra i quattro e i sei. Sarebbe pure ricercato un veicolo utilitario belga, che avrebbe varcato la frontiera elvetica a Les Rousses (F) e che sarebbe stato controllato in questa località. Il mezzo sarebbe poi stato visto a Ginevra, prima di varcare di nuovo la frontiera per la Francia a Veyrier (GE).

L'allerta in atto a Ginevra coinvolge pure i servizi di sicurezza della Confederazione. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha avviato a sua volta un'inchiesta penale "sulla base di una minaccia terrorista nella regione di Ginevra". La Confederazione è stata informata da un servizio d'informazione straniero, ha riferito oggi alla stampa la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga.

Non esistono tuttavia indizi che la Svizzera sia attualmente un bersaglio diretto dello Stato islamico, ha aggiunto. Le informazioni in questione sono state trasmesse alle autorità cantonali, affinché siano controllate. "La collaborazione fra la Confederazione e i cantoni funziona bene e si tratta di un elemento centrale nella lotta contro il terrorismo", ha sottolineato la consigliera federale.

Secondo Stefan Blättler, presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), gli agenti svizzeri sono ben equipaggiati per intervenire contro eventuali terroristi. Ma disponendo anche del materiale più caro non è possibile impedire con certezza un attacco, precisa.

"No, la Svizzera è nel mirino dei jihadisti"

Secondo l'esperto di terrorismo Jean-Paul Rouiller, la Svizzera sarebbe invece nel mirino dei jihadisti, tesi smentita dalla Sommaruga. "Quanto sta accadendo a Ginevra è la conferma di un'evoluzione in atto da tempo" ha detto Rouiller.

"A mia conoscenza e sulla scorta di un'esperienza di 20 anni nei servizi d'informazione e nella lotta al terrorismo si è di fronte alla prima minaccia di portata così ampia in Svizzera", afferma Rouiller in un'intervista pubblicata dal Tages-Anzeiger, commentando gli ultimi sviluppi a Ginevra.

"La Svizzera fa parte delle nazioni europee che si trovano confrontate con la minaccia terroristica. Le nostre autorità lo hanno affermato in diversi rapporti dall'inizio dell'anno. Ora è giunta la conferma che questi timori erano giustificati. Ricordo che la Svizzera nell'ultimo anno è stata minacciata tre volte dallo Stato islamico", continua il direttore del Geneva Centre for Training and Analysis of Terrorism (GCTAT).

"Una cosa è certa: la Svizzera e in particolare Ginevra sono nel mirino. E questa minaccia è in relazione con lo Stato Islamico. Non è invece possibile definire in modo preciso la natura e l'entità della minaccia", spiega Rouiller.

Stefano Piazza: "Dichiarazione irresponsabile di Rouiller"

"Quella di Rouiller è una dichiarazione irresponsabile, non esiste un solo scritto del sedicente Stato islamico che avvalli questa bizzarra teoria". Lo afferma Stefano Piazza, imprenditore ticinese presidente dell'associazione "Amici delle forze di polizia svizzere", esperto nel settore della sicurezza. "La Svizzera - prosegue - non è oggi un obbiettivo del Daesh o di altri gruppi armati salafiti. Questo non vuol dire che va tutto bene, potremmo essere vittime di 'lupi solitari' e occorre vigilare. Il vero problema che abbiamo sono le grandi lacune legislative e con la mancata attuazione delle legge sul servizio informazioni grazie a chi ben sappiano siamo in grande difficoltà. Infine, impariamo dagli Italiani,  l'intelligence si fa per strada e non sui giornali. Non si gioca con la vita delle persone per avere un titolo sui giornali".

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